Riflessione di venerdì 18 maggio 2018

Riflessione di venerdì 18 maggio 2018

Pentecoste

Nel giorno di Pentecoste la verità della Pasqua si manifesta in tutta la sua forza: il Signore risorto ci dona il suo Spirito, per condurci dentro una vita nuova, libera da qualsiasi ambiguità, affrancata dai pesi inutili, felice di poter essere chiamata da Dio ad assumere grandi responsabilità. Cinquanta giorni dopo la Pasqua, la comunità dei credenti ritorna a quel giorno in cui, “all’improvviso dal cielo” (At 2,2), l’amore del Dio morto e risorto per la salvezza del mondo ha iniziato a dimorare nella fragile umanità dei suoi discepoli.

Gesù, in realtà, lo aveva detto in modo esplicito. Dopo la sua morte, sarebbe venuto lo Spirito a trascinare i discepoli, ancora prigionieri della “carne” (Gal 5,16), dentro lo struggente tumulto della vita divina, dove nessuna persona si può concepire solo in riferimento a se stessa: “Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me” (Gv 15,26). Le parole di Gesù affermano che lo Spirito è veritiero perché non compie azioni autoreferenziali, ma esprime un solido rapporto con l’origine da cui procede (cioè il Padre) e non ha altra preoccupazione se non annunciare colui di cui è felice testimone (cioè il Figlio).

La verità – di Dio e dell’uomo – non è infatti un patrimonio di sicurezze da difendere a ogni costo, ma una logica di affidamento da vivere e trasmettere fino a offrire se stessi per poterne essere testimoni credibili. Se il concetto non fosse abbastanza chiaro, il Signore Gesù annuncia ai discepoli che questa logica di non possesso, di accoglienza e di restituzione non solo è la vita di Dio, ma vuole essere pure il respiro della comunità di credenti che nasce dalla Pentecoste: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,13-14).

Questo è il progetto di Dio: una comunione fondata sul donarsi gratuitamente, dove nessuno è dimenticato nel suo bisogno o abbandonato nella sua solitudine. Pentecoste è vita nello Spirito, dove non si è felici perché si sanno in anticipo le cose del futuro, ma perché si sa in anticipo che il futuro resta saldamente nelle mani di Dio e trova compimento nella logica della Pasqua. Del resto, proprio questo è accaduto nel “giorno della Pentecoste”. Mentre i discepoli si trovano “tutti insieme nello stesso luogo” (At 2,1) – cioè radunati attorno al ricordo di Gesù – una straordinaria manifestazione della potenza d’amore di Dio li ha trasformati in persone aperte e comunicative. Sentiremo nella Prima Lettura: “Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi” (At 2,3-4). Finalmente liberi da se stessi e capaci di comunicare con tutti, attraverso la lingua nuova dell’amore, i discepoli del Risorto hanno scoperto la libertà di poter vivere non più per annunciare o promuovere se stessi, ma le “grandi opere di Dio” (At 2,11).

Questa meravigliosa esperienza, di poter vivere per colui che è morto e risorto per noi, non è stata un privilegio delle origini, ma è la grazia continuamente riservata a quanti si rendono disponibili a camminare e a vivere “secondo lo Spirito”, rinnegando “il desiderio della carne” (Gal 5,16). L’apostolo Paolo nella Seconda Lettura, attingendo dalla sua profonda esperienza spirituale, non esita a stabilire una netta separazione tra “le opere della carne” (Gal 5,19) e “il frutto dello Spirito” (Gal 5,22). L’egoismo della carne è costretto a compiere numerose opere, faticose e interminabili, nel tentativo di saziare un desiderio che mai arriva a sentirsi appagato. Al contrario, l’azione dello Spirito si manifesta in un frutto, che con estrema naturalezza si declina in diversi gusti e sapori: “Amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22).

Lettura di domenica 20 maggio 2018

Pentecoste

 Vangelo : Gv 15, 26-27; 16, 12-15

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Noi ti rendiamo grazie, Signore risorto, per il dono dello Spirito Santo che ci parla di te, del Padre e di noi, che non possiamo più comportarci come se fossimo soli al mondo e chiusi in noi stessi. Il tuo Spirito ci trovi consegnati a te e agli altri per esprimersi in noi in una vita nuova di frutti buoni e liberanti, di comprensione e condivisione.