Riflessione di venerdì 4 maggio 2018

Riflessione di venerdì 4 maggio 2018

VI Domenica di Pasqua

“Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Nel Vangelo di domenica Gesù dà ai discepoli e a tutti noi il suo comandamento. Lo fa in modo dolce e al tempo stesso perentorio. E ci tocca il cuore, quando aggiunge: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando”. Le sue parole risuonano autorevoli e credibili, perché quello che comanda l'ha compiuto lui stesso in prima persona, arrivando a morire sulla croce.
“Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”. Il Signore chiarisce subito la natura di questo amore: deriva dal Padre; si rivolge a lui, il Figlio; da lui discende sugli uomini.
Gesù si pone al centro di questa dinamica e si erge come modello vivente. Ma viene da chiedersi se non pretenda un po' troppo da noi, poveri comuni mortali. Amare come lui ha amato significa amare sempre e senza limiti, dando la propria vita per gli altri. Non è sufficiente amare quando le circostanze ci favoriscono o quando ce la sentiamo? Il Vangelo ci prospetta qualcosa di differente: l'amore deve diventare una virtù costante e una dimensione permanente nella vita del cristiano. Inoltre Gesù, invitandoci a rimanere nel suo amore, chiama in causa la nostra libertà e la nostra buona volontà.
Le parole del Vangelo trovano eco nella seconda lettura, tratta dalla prima lettera di san Giovanni. Ci viene chiesto di cambiare radicalmente il punto di vista, il punto di partenza: l'amore non rappresenta un affare esclusivo dell'uomo e una sua invenzione, ma viene da Dio. Scrive a chiare lettere l'apostolo: “Amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”. Noi non siamo Dio, siamo sue creature. Dio ci ha donato il suo amore: tocca a noi decidere se rimanere nel suo amore o allontanarci da esso.
In questa libera e consapevole scelta sta la nostra capacità di amare veramente. Se mi disinteresso di Dio e penso che tutto dipenda da me, allora il mio cosiddetto amore non sarà altro che un sentimento evanescente favorito da fatti occasionali e dagli umori del momento; o, peggio ancora, un sentimento legato al mio tornaconto personale. Oggi riesco ad amare una persona. Domani non posso saperlo. Magari non lo farò più, se qualcosa cambia o se mi stanco.
Ma se l'amore che sento nel mio cuore lo riconosco e lo accolgo come proveniente da un Dio che ama per primo e continua senza sosta a volermi bene, un Dio che io cerco di amare con tutte le mie forze, allora amo oggi e amerò domani. Amo, perché abito in Dio, che è amore. E la mia gioia è piena.
Santa Clelia non era di certo una fine e dotta teologa, eppure ha capito perfettamente il significato del vero amore e l'ha tradotto in modo mirabile nella sua umile esistenza.
Orfana del padre a otto anni, una vita segnata dalla povertà e dagli stenti. Se il suo cuore fosse andato dietro gli accadimenti terreni e le logiche umane, si sarebbe chiuso nella tristezza e nella disperazione, sarebbe stato invaso dal risentimento e dalle rivendicazioni. Invece ha preso un'altra direzione e ha trovato la gioia. Ha scelto di amare Dio, chiedendogli il suo amore e la capacità di donare questo amore agli altri.
La lettera di santa Clelia allo Sposo Gesù, nella sua semplicità, esprime proprio questo e costituisce un luminoso esempio di sapienza evangelica: “Signore/ aprite il vostro cuore/ e buttate fuori/ una quantità di fiamme d'amore/ e con queste fiamme/ accendete il mio/ fate che io bruci d'amore”.

Santa Clelia ci aiuti ad amare come Gesù ci ha insegnato.

Lettura di domenica 6 maggio 2018

VI Domenica di Pasqua

 Vangelo : Gv 15, 9-17

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».