Riflessione di venerdì 20 aprile 2018

Riflessione di venerdì 20 aprile 2018

IV Domenica di Pasqua

La quarta domenica di Pasqua è una domenica speciale per quanti il Signore ha chiamato alla vita sacerdotale e religiosa. Infatti, con la domenica del Buon Pastore, la Chiesa ricorda quanti sono impegnati nella missione evangelizzatrice e santificatrice della Chiesa o che saranno quanto prima sacerdoti e consacrati a Cristo. Domenica, quindi, la chiesa tutta è invitata a pregare per quanti sono sacerdoti di Cristo, affinché siano ottimi pastori, che danno la vita per i fedeli, che vanno alla ricerca della pecorella smarrita e mai si stanchino di cercarla, se è uscita dall'ovile o semplicemente perché ha perso il suo orientamento.
Il significato più vero di questa domenica sta nel testo del Vangelo di Giovanni, da cui attinge anche il titolo. Infatti, leggiamo in esso che Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore”. Gesù, quindi si identifica con il pastore coraggioso e martire, che dona la vita per il gruppo di appartenenza. Gesù prende le distanze dalla figura del mercenario, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono e fa le cose per scopi economici; se costretto, abbandona il gregge e scappa via da esso.

Chi è questo lupo? Questo lupo della parabola è chiunque diventa nemico di Cristo e del Vangelo e vuole la distruzione della Chiesa, della fede, della comunione tra tutte le pecore con il loro pastore. Al contrario Gesù si presenta come “il buon pastore” che conosce le sue pecore e come le pecore conoscono bene Lui. Questo pastore che dona la vita per le pecore, non è altro che Cristo Crocifisso che muore sulla croce per la sua chiesa e per l'umanità intera.

Sul mandato esplicito di questo unico grande pastore che è Gesù, la chiesa continua nel tempo, come ci narrano gli Atti degli Apostoli, la sua opera, a partire dalla prima comunità cristiana di Gerusalemme, guidata da Pietro, i suoi ministri sono chiamati a guarire le ferite del corpo e dello spirito delle tante pecore dell'ovile e fuori il recinto, ma anche a professare con coraggio che “Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d'angolo”.

Solo in Cristo c'è la vera e certa salvezza dell'uomo dalla sua condizione di peccatore, in quanto, come ci ricorda san Giovanni Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, “noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”. Per cui, a ben ragione, dobbiamo sperare nella salvezza eterna che Cristo con la sua morte e risurrezione ci ha donato, elevandoci alla dignità di figli di Dio.

Sia questa la nostra preghiera oggi per noi e per tutti coloro che sono membri della Chiesa, hanno un officio pastorale in essa o ne faranno parte, mediante l'unzione battesimale, crismale e sacerdotale.
Possiamo allora associarci nella preghiera alla Colletta di domenica prossima: “O Dio, creatore e Padre, che fai risplendere la gloria del Signore risorto quando nel suo nome è risanata l'infermità della condizione umana, raduna gli uomini dispersi nell'unità di una sola famiglia, perché aderendo a Cristo buon pastore gustino la gioia di essere tuoi figli”.

Lettura di domenica 22 aprile 2018

IV Domenica di Pasqua

 Vangelo : Gv 10, 11-18

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».