Riflessione di venerdì 13 aprile 2018

Riflessione di venerdì 13 aprile 2018

III Domenica di Pasqua

Nel Vangelo secondo Luca di domenica, Gesù risorto sta in mezzo ai suoi discepoli e dice loro: “Guardatemi e toccatemi: sono proprio io!”. Questa immagine e queste parole, nella loro disarmante semplicità e concretezza, costituiscono il cuore del gioioso annuncio cristiano.
Se la parola di Dio è sempre attuale e parla agli uomini di ogni tempo, allora il Vangelo pasquale ci deve coinvolgere senza mezze misure. Gesù è vivo ed è presente in mezzo a noi: pensiamo a questo, quando andiamo a Messa o semplicemente quando entriamo in Chiesa. Quando ci mettiamo in fila per la Comunione eucaristica, Gesù in fondo ci dice la stessa cosa: “Guardami, toccami, prendimi: sono proprio io!”.
L'evento pasquale ci spinge ad avere un rapporto vivo e personale con Gesù. Troviamo il tempo per una visita in Chiesa, sostiamo davanti al tabernacolo: lì c'è la sua dolcissima presenza capace di donarci pace e sicurezza.
Nel Vangelo di questa domenica Gesù ci fa capire un'altra cosa: la sua resurrezione è nello stesso tempo un punto di arrivo e un punto di partenza.
Un punto di arrivo, perché costituisce il compimento dell'eterno disegno d'amore di Dio per l'uomo, preannunciato diffusamente nelle sacre Scritture.
Un punto di partenza, perché la Pasqua di Cristo è la nostra Pasqua; è un mistero che bussa alla porta di tutti gli uomini, nessuno escluso; è un evento che esige di essere testimoniato dal cristiano di ogni epoca.
“Di questo voi siete testimoni”, ha detto Gesù agli apostoli. E così dice ora a noi, con molta chiarezza.
Facciamo in modo che la Pasqua non sia solamente una domenica “un po' più domenica delle altre”; che non sia la festa di un solo giorno dell'anno, ma la festa di una vita intera.
E facciamo in modo che la Pasqua non sia la festa di un gruppo chiuso e ristretto di amici di lunga data, ma il mistero di Cristo da portare oggi al nostro prossimo.

Lettura di domenica 15 aprile 2018

III Domenica di Pasqua

 Vangelo : Lc 24, 25-48

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Nella prima lettura l'apostolo Pietro annuncia con forza la risurrezione di Gesù al popolo di Israele, invitandolo alla conversione.
Preghiamo, affinché lo Spirito Santo dia a noi il coraggio di esporci agli altri come testimoni credibili del Vangelo.