Riflessione di venerdì 9 marzo 2018

Riflessione di venerdì 9 marzo 2018

IV Domenica di Quaresima

Nel Vangelo di domenica Gesù parla a Nicodemo. Desidero soffermarmi su questa figura: una presenza discreta e marginale, ma nello stesso tempo molto bella e significativa. Un uomo, per così dire, molto “quaresimale”, che compie un cammino veramente esemplare.
Si avvicina la Pasqua e Gesù sale a Gerusalemme. Ben presto comincia ad attirare l'attenzione e a far parlare di sé: scaccia i mercanti dal tempio, compie diversi segni, fa discorsi strani ed enigmatici.
Nicodemo fa parte dei farisei. Isolati dal resto del popolo, essi si ritenevano migliori degli altri e si basavano sulla rigida e minuziosa osservanza dell'antica legge. Il loro era un culto tutto caratterizzato da esteriorità e formalismo. Nicodemo è uno dei capi dei Giudei, una persona che conta. E' ricco e influente, uno che nella vita è arrivato e in apparenza non ha da chiedere di meglio. Ma Gesù lo deve avere colpito non poco, se decide di andare a visitarlo e a interrogarlo in privato. Lo fa di nascosto, nel buio della notte, perché la cosa potrebbe risultare compromettente.
Gesù non ha pregiudizi. Se uno gli apre uno spiraglio, fa breccia nel suo cuore. Nicodemo era un uomo distante e potenzialmente pericoloso. Nonostante ciò Gesù gli concede udienza e non si risparmia, parlandogli diffusamente del regno dei cieli, del significato del Battesimo, dell'amore di Dio e della vita eterna. Nel corso del dialogo Nicodemo fa fatica a comprendere, esprime dubbi e perplessità.
L'evangelista Giovanni non descrive l'esito del colloquio e passa repentinamente a raccontare d'altro.  Possiamo solo intuire che le parole e i gesti di Gesù non lo abbiano lasciato indifferente e abbiano scalfito le sue certezze. Di certo, non reagisce con sdegno, non rimprovera Gesù e non gli si oppone. Non gli volta le spalle e anzi, al capitolo 7 del Vangelo di Giovanni, lo vediamo prendere le sue difese davanti ai capi dei sacerdoti e agli altri farisei. Ormai il suo cammino di conversione ha avuto inizio e lo porterà a divenire discepolo di Gesù. Clamorosa e inequivocabile conferma la troviamo al capitolo 19: secondo il racconto di Giovanni, dopo la crocifissione di Gesù, Nicodemo aiuta Giuseppe d'Arimatea a deporre il suo corpo nel sepolcro e a prepararlo per la sepoltura. E si specifica che “portò circa trenta chili di una misura di mirra e di àloe”: in quel tempo una quantità così grande era utilizzata per la sepoltura di un re. Nicodemo è venerato come santo dalla Chiesa.
Immedesimiamoci in questo personaggio, seguiamo il suo bellissimo esempio. Mettiamoci in discussione come lui e in attento ascolto della parola di Gesù. Una parola che in questa quarta domenica di Quaresima, detta “Laetare”, deve veramente suscitare in noi un'intima gioia. Il nostro itinerario di penitenza e conversione è ormai avanzato e si comincia a intravvedere la luce della Pasqua che si avvicina. La Pasqua di Gesù, che prelude alla nostra Pasqua. Il doloroso confrontarci con la nostra debolezza, fragilità e precarietà di uomini non ci deve scoraggiare; al contrario ci deve spingere a cercare l'incontro col Signore e a prendere sul serio il suo insegnamento, proprio come ha fatto Nicodemo.
Se i discorsi di Gesù non erano facili da capire neanche per un affermato Dottore della Legge come Nicodemo, tanto meno risultano esserlo per noi. Facciamoci aiutare allora da qualche breve passo di una catechesi per bambini sul Vangelo di questa domenica.

Che cosa sta dicendo Gesù a Nicodemo? Sta spiegando perché Lui stesso è venuto nel mondo. Questa, forse, è la cosa che Nicodemo fa più fatica a capire. A lui, come a noi, Gesù spiega l'unico perché che lo ha condotto a farsi uomo, l'unico motivo di tutta la sua missione: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna." Poche semplici parole, ma bisogna proprio partire da qui! Da questo amore di Dio così grande, così immenso, così enorme, che è proprio senza misura! Questo amore di Dio ha bisogno di condividersi, di rendere partecipi tutti.
La fantasia straordinaria di Dio Padre non si stanca di trovare modi per farci sentire quando è grande il Suo amore per noi. Ma di tutte le idee che il Padre ha avuto, la più bella è stata sicuramente quella di far sì che Gesù, suo Figlio, venisse sulla terra, come un uomo tra gli uomini. Non soltanto il Signore Dio ha voluto stare in mezzo agli uomini, in semplicità, ma con la sua morte e la sua Resurrezione ci ha spalancato le porte di un altro dono incredibile e meraviglioso: la vita eterna.
Il Signore Dio sa bene che la paura più grande degli esseri umani è la morte.Ebbene: Gesù, venendo sulla terra, vuole dirci proprio questo: "Fidatevi di me, ascoltatemi, seguitemi, vivete secondo il mio amore e io vi prometto che chiunque crede avrà la vita eterna." Chi si fida di questo amore senza misura che il Signore Dio ci offre, non deve temere la morte, perché sa che lo attende una vita senza fine, nella gioia e nella serenità.

Lettura di domenica 11 marzo 2018

IV Domenica di Quaresima

 Vangelo : Gv 3, 14-21

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: 
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».