Riflessione di venerdì 23 febbraio 2018

Riflessione di venerdì 23 febbraio 2018

II Domenica di Quaresima

Seconda domenica di Quaresima, Vangelo della trasfigurazione. Gesù è in cammino coi suoi discepoli, un cammino che si concluderà a Gerusalemme con la sua morte in croce e la sua risurrezione. La Quaresima, e più in generale la vita di ogni cristiano, è un po' come questo cammino che i discepoli sono chiamati a fare.
Si incontra Gesù: si avverte in lui qualcosa di straordinario, ma si fa fatica a capirlo fino in fondo, a comprendere chi sia veramente e cosa significhino le sue parole. Pietro aveva colto nel segno affermando: “Tu sei il Cristo”. Ma un istante dopo era stato messo a tacere dal suo Maestro e rimproverato nella maniera più dura. Proprio non aveva sopportato che Gesù avesse tirato fuori quel discorso sulla sua sofferenza e la sua morte ormai prossima. Che dovesse poi risorgere dai morti, era un mistero incomprensibile.
Ma Gesù è paziente e premuroso. Sei giorni dopo prende in disparte Pietro, Giacomo e Giovanni, li conduce su di un alto monte e viene trasfigurato davanti a loro. Le sue vesti divengono bianchissime. Appaiono Elia e Mosè, che si mettono a conversare con lui. Gli apostoli sono spaventati e non sanno cosa pensare. Da una nube si ode la voce di Dio Padre, che dice: “Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!”. Le spiegazioni e le discussioni cedono il posto alla contemplazione. Gesù, ovvero la guida, il compagno di viaggio e l'amico fraterno - vero uomo in mezzo ai suoi discepoli - dona loro un'esperienza meravigliosa: mostra le sue sembianze divine e fa intravedere la gloria della sua futura venuta.
Una visione troppo grande, il cui significato sarà chiaro solo dopo la risurrezione del loro Signore: i loro occhi avevano visto il Figlio di Dio compiere la volontà del Padre per la salvezza degli uomini, avevano visto il servo obbediente annunciato dagli antichi profeti. La sua passione e morte non sarebbero più apparse come un'assurda sconfitta.
Una visione, quella della trasfigurazione, che sa di promessa per ognuno di noi, perché la vittoria di Gesù sulla morte sarà anche la nostra vittoria. “Rabbì, è bello per noi essere qui”, dice istintivamente Pietro. Un giorno, se ne saremo degni, Cristo trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso.
Ma cosa c'entra questo bel discorso con la Quaresima?
La trasfigurazione rappresenta una pausa rigenerante nel cammino, che aiuta a recuperare le forze e le motivazioni per proseguire. Ci suggerisce che la Quaresima è sì un tempo che comporta fatica e sacrificio. Occorre certamente partire dal basso, ossia dal nostro cuore e dalle piccole e concrete cose di tutti i giorni, per convertirci e fare spazio al nostro Signore. Ma non è un'esperienza che deve intristire e ridimensionare. Non bisogna mai smettere di guardare alle “cose di lassù”: lì troviamo una festa già iniziata; lì troviamo il premio, la méta bella e gioiosa.
Con la trasfigurazione Dio ci fa vedere un pezzetto di cielo, per sostenere la nostra fede e rafforzare la nostra speranza. La vita dell'uomo, se rimane entro i ristretti limiti del mondo visibile, è condannata al non-senso ed è facile preda dello sconforto. Il cristiano non è immune da tale pericolo.
Prendiamo spunto da alcune acute e profonde considerazioni del cardinal Biffi, in occasione degli esercizi spirituali del 2007 con Benedetto XVI e la Curia romana, e chiediamo come grazia particolare una consapevolezza più viva e pungente delle “cose di lassù”.
La vita terrena è fatta di strade polverose e accidentate. Siamo indotti a trascurare  il mondo invisibile, in quanto gli uomini che di solito incontriamo, coi quali desideriamo entrare in dialogo, sembrano non dimostrare alcun interesse se non per le cose che possono vedere e toccare.
La Chiesa sovente si sente sotto assedio. E' un “piccolo gregge” sottoposto a un attacco multiforme e quasi quotidiano da parte di forze mondane ostili all'iniziativa di Dio.
Riporto pressoché alla lettera le bellissime parole di Biffi:
“Il rimedio non sta nel dimenticare quell'idea di mondo che si oppone al progetto salvifico del Padre, o addirittura nel negarne l'esistenza.
Il rimedio sta nell'accogliere sul serio la parola di Gesù che ci informa che il “piccolo gregge” possiede già un Regno; sta cioè nel non perdere mai di vista la totalità delle cose come stanno, e in particolare l'effettiva estensione del mondo celeste, popolato di angeli e di santi, esuberante della divina energia da cui viene senza soste investita la terra.
Allora svanisce ogni paura e viene superata la tristezza di essere un “ghetto”, dal momento che viviamo fin d'ora non in un ghetto, ma in una comunione affollatissima, dove con le Tre persone divine palpitano e gioiscono le miriadi delle creature beate. Allora possiamo anche percepire quale sia il vero “assedio”: il vero assedio è quello operato invisibilmente sui cuori e sulla storia dallo Spirito Santo, effuso senza pause dal Risorto che sta alla destra di Dio; dallo Spirito santo, che si adopera senza stanchezza a praticare nelle coscienza più indurite innumerevoli brecce segrete, perché penetri e si affermi la luce e il calore della grazia.
Anzi, il popolo dei battezzati non solo può guardare, ma anche, con la conoscenza della fede, con tutta la vita ecclesiale e segnatamente con la celebrazione dell'eucaristia, può partecipare – e partecipa realmente – a questa esistenza trasfigurata. E così ogni ansietà si dissolve.”

Lettura di domenica 25 febbraio 2018

II Domenica di Quaresima

 Vangelo : Mc 9, 2-10

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. 
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.