Riflessione di venerdì 18 febbraio 2018

Riflessione di venerdì 16 febbraio 2018

I Domenica di Quaresima

La parola chiave per capire la sostanza della Quaresima è la parola “conversione”. Conversione significa, anche nel linguaggio degli automobilisti, cambiamento nella direzione di marcia. L’uomo è un essere che non può fermarsi: ogni istante della sua esistenza è un procedere: o verso l’incontro col Padre o in senso opposto, verso l’assurdità di una sopravvivenza arida e immotivata, perché lontana dal Dio che è la ragione e il senso di tutto. L’uomo non può arrestarsi nel suo cammino, però può mutare di rotta. Proprio questo è ciò che particolarmente con la Quaresima ci viene richiesto, perché tutti – poco o tanto – siamo sviati e disorientati nei confronti della vera mèta. «Convertitevi e credete al Vangelo» è l’invito di Cristo che risuona a conclusione del breve brano del Vangelo di Marco che leggeremo domenica prossima.

La liturgia delle Ceneri, che ha aperto il tempo quaresimale, c’invita senza tanti complimenti anche a riflettere sulla nostra morte personale, e lo fa utilizzando le parole con le quali Dio, secondo la narrazione della Genesi, preannuncia i castighi che attendono Adamo dopo la sua trasgressione: «Polvere tu sei e in polvere tornerai» (Gen 3,19). Non è un soggetto di meditazione piacevole per nessuno; non è tra gli argomenti che giovano alla popolarità di un predicatore che si decide a trattarlo. E si capisce: la morte è per l’uomo una disfatta totale, tutto in essa viene azzerato.

Il gesto dell’imposizione delle ceneri, con cui la sapienza della Chiesa inaugura la Quaresima, è significante e perspicuo: ci induce con forza a pensieri austeri e gravi. Ci richiama implacabilmente alla verità delle cose – dalla quale nella nostra superficialità siamo così spesso tentati di rifuggire – e così disperde molte illusioni dell’uomo. Smentisce, per esempio, il convincimento inconscio (e irragionevole) che la vita terrena sia per noi un possesso inalienabile; sembra addirittura farsi gioco del culto ossessivo tributato alla salute fisica, quasi fosse una nuova religione capace di assicurarci una speranza illimitata e un benessere senza tramonto; relativizza la troppa fiducia e l’eccessivo entusiasmo suscitati dalle realtà fascinose del mondo, che sono anch’esse – come il nostro corpo mortale – effimere, destinate all’incenerimento e dunque a lasciarci disingannati. La liturgia che avvia la Quaresima – a una considerazione più approfondita – allude poi all’esito di sconforto che fatalmente attende chi conta solo su di sé, sulle sue forze, sulle sue fortune; e ci fa intravedere, col simbolo della cenere, la “cultura del niente”, che è l’approdo ineluttabile di chi non si risolve ad aprirsi a nessuna luce dall’alto.

Questo è un rito che, a saperlo leggere, vanifica molte nostre divagazioni e ammutolisce le nostre chiacchiere. Ma proprio perciò – una volta che ci ha ridotti a un provvidenziale silenzio interiore – esso ci spinge a invocare l’aiuto di una misericordia sopramondana e ad appellarci a una salvezza trascendente. Parte quindi da qui, da questo gesto, l’itinerario verso un nostro decisivo riscatto, il pellegrinaggio verso la vittoria della Pasqua; parte dal Mercoledì delle Ceneri la nostra ennesima avventura quaresimale, che è un altro tentativo della misericordia del Signore – il quale non si arrende mai – di farci avanzare finalmente sulla strada della santità.

Lettura di domenica 18 febbaio 2018

I Domenica di Quaresima

 Vangelo : Mc 1, 12-15

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».