Riflessione di venerdì 9 febbraio 2018

Riflessione di venerdì 9 febbraio 2018

VI Domenica del Tempo Ordinario

Nelle letture di domenica risuona più volte la parola che, al solo sentirla nominare, ha suscitato per millenni angoscia e spavento: lebbra!
Due fattori estranei hanno contribuito ad accrescere il terrore di fronte a questa malattia, fino a farne il simbolo della massima sventura che possa toccare a una creatura umana e isolare i poveri disgraziati nei modi più disumani.
Il primo era la convinzione che questa malattia fosse talmente contagiosa da infettare chiunque fosse venuto in contatto con il malato; il secondo, anch’esso privo di ogni fondamento, era che la lebbra fosse una punizione per il peccato.
Giusto per informazione è bene sapere che solo nel 1975 è stata cambiata la legge che fino a quel momento prevedeva la segregazione dei lebbrosi.
Sul fenomeno della lebbra le letture di domenica ci permettono di conoscere l’atteggiamento prima della legge mosaica e poi del Vangelo di Cristo. Nella prima lettura, tratta dal Levitico, si dice che la persona sospettata di lebbra deve essere condotta dal sacerdote il quale, accertata la cosa, “dichiarerà quell’uomo immondo”. Il povero lebbroso deve addirittura preoccuparsi di tenere lontane da lui stesso le persone che si volessero avvicinare, avvertendole da lontano. L’unica preoccupazione della società è di proteggere se stessa.
Gesù nel Vangelo si comporta diversamente. Gesù non ha paura di contrarre il contagio; permette al lebbroso di arrivare fino a lui e gettarglisi in ginocchio davanti. Di più, in un’epoca in cui si riteneva che la sola vicinanza di un lebbroso trasmettesse il contagio, egli “stende la mano e lo tocca”. Non dobbiamo pensare che tutto questo venisse spontaneo e non costasse nulla a Gesù. Come uomo, egli condivideva, su questo come su tanti altri punti, le convinzioni del suo tempo e della società in cui viveva. Ma in lui la compassione per il lebbroso è più forte che la paura della lebbra.
Gesù pronuncia in questa circostanza una frase semplice e sublime: “Lo voglio, sii purificato” (Mc 1,41). “Se vuoi, puoi” (Mc 1,40), aveva detto il lebbroso, manifestando così la sua fede nella potenza di Cristo. Gesù dimostra di potere fare, facendolo.
Chi sono oggi i lebbrosi tra noi?
Già la semplice appartenenza a un determinato popolo è bastata a fare di una persona innocua un appestato, come è avvenuto per gli ebrei in tempi non troppo lontani.
Ma molto più semplicemente i lebbrosi di oggi sono i diversi, i non integrati, gli handicappati, i vecchi, i poveri: tutti quelli che per il fatto di soffrire ci mettono paura.
Se esiste un pericolo, bisogna isolarlo, impedire il contagio.
Di barriere purtroppo ce ne sono ancora tante create dal possesso o dal sapere, dalle culture e dalle religioni, dal pregiudizio su ciò che è puro o impuro.
In questo mondo che chiamiamo globalizzato, ma che è in realtà selettivo, egoista ed individualista, dobbiamo seguire l’insegnamento trasgressivo di Gesù.
Se ci pensiamo, il miracolo nel Vangelo è reso possibile infatti da due trasgressioni.
Trasgressivo è il comportamento del lebbroso che si avvicina a Gesù quando non ne aveva il diritto e trasgressivo è anche il gesto di Gesù che tocca il lebbroso quando era proibito dalla legge.
Queste trasgressioni ci vogliono fare capire quanto sia importante l’abbattimento degli steccati creati dall’uomo e basati solo su pregiudizi e tornaconti.
La nostra carità è quasi sempre una carità che non vuole correre troppi pericoli.
Il Vangelo ci sollecita ben oltre le nostre misure abituali che in fatto di carità sono misure prudenziali, e ci porta a capire che, se le cose nel mondo vanno come vanno, la colpa non va addebitata a qualche fantomatico anticristo, ma potrebbe riguardare ciascuno di noi per il fatto che ancora non siamo capaci di fare qualcosa che assomigli a quel gesto di cui ha parlato il Vangelo: “Tese la mano, lo toccò e gli disse: ‘Lo voglio, sii purificato!’” (Mc 1,41).

Lettura di domenica 11 febbaio 2018

VI Domenica del Tempo Ordinario

 Vangelo : Mc 1, 40,45

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.