Riflessione di venerdì 26 gennaio 2018

Riflessione di venerdì 26 gennaio 2018

IV Domenica del Tempo Ordinario - 45° di fondazione Ragazzi Cantori

Il Vangelo di domenica è ambientato a Cafarnao. L'inizio della vita pubblica di Gesù si inserisce nel consueto contesto quotidiano della gente del posto. Come ogni buon ebreo si reca all'adunanza del sabato per leggere e commentare qualche passo della Bibbia. Formalmente siamo nella più totale normalità. Ma succede qualcosa di strano. L'evangelista Marco racconta: “Erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità”. Dove per autorità si intende “potere”, “potenza”. Le sue parole non scorrono via superficialmente e non svaniscono nell'indifferenza: sono efficaci, potenti, toccano e muovono gli animi, danno la giusta direzione alle cose. E dalle parole si passa ai fatti. Zittendo e cacciando uno spirito impuro da un uomo lì presente, Gesù dimostra di avere il potere di vincere il male. Gli ebrei di Cafarnao non comprendono cosa stia succedendo. Sono presi da timore e rimangono stupiti: avvertono inconsapevolmente che in quella persona che vedono e ascoltano c'è qualcosa di nuovo e straordinario. Non lo sanno, ma il Regno di Dio è arrivato tra gli uomini.

Noi andiamo in chiesa tutte le domeniche e non vediamo fisicamente Gesù come i suoi compaesani. Poniamoci seriamente una domanda: a Messa  avvertiamo in Lui una presenza viva e sovrana, in grado di indirizzarci e ammaestrarci, di cambiarci in meglio e di salvarci? Il rischio è quello di sedersi fra quattro mura, leggere qualche parola stampata su carta, fare la fila e uscire per strada uguali a prima. Facciamo in modo che non succeda! Ricordiamoci di ciò che ci ha detto Gesù stesso: “Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”.

Il Vangelo ci porta a una conclusione: Gesù si nasconde nella normalità e nella quotidianità della nostra vita, ma ha il potere di rinnovarla con la sua parola e la sua azione. Come suggerisce il cardinal Biffi, “quando parla, qualcosa succede sempre. La sua parola diventa grazia e forza trasformante”. E' lo straordinario di Dio che interviene nell'ordinario dell'uomo.

A tal proposito mi viene in mente il Coro, che ormai sta entrando nel vivo della festa per i suoi quarantacinque anni di vita. Volgiamo lo sguardo indietro. Pensando a quanto significativo e bello sia stato questo cammino e quanto il Coro abbia segnato profondamente le nostre esistenze, non possiamo non rimanere stupiti. E' qualcosa che va al di là dei nostri meriti, delle nostre capacità e della nostra volontà. E' successo, ma poteva non succedere. Siamo arrivati fin qui, ma potevamo non esserci. Potevano esserci altri al nostro posto. E invece il Signore è entrato nella nostra vita di tutti i giorni, ha chiamato proprio noi, ci ha raccolto insieme e ci ha reso capaci di fare cose impensabili. Il Coro è una delle dimostrazioni viventi di quella forza trasformante e trascinante che è l'amore potente di Dio. E' così speciale e prezioso, perché ha sempre percepito e accolto la presenza autorevole del Signore. L'ha lodato e testimoniato con il canto a Messe e concerti; si è riunito ogni settimana nel suo nome; l'ha pregato prima di ogni sua apparizione. E  Gesù non ha mancato di visitarlo e di colmarlo della sua grazia. Egli ha toccato il nostro cuore, dandoci la forza di arrivare fino a oggi e soprattutto dandoci la gioia di tutti questi giorni. La sua Parola è stata più forte delle nostre debolezze e imperfezioni, ha portato una novità e una luce nella nostra vita. Una Parola che è arrivata a noi e ha chiesto di essere portata agli altri attraverso il nostro canto.

Ringraziamo del dono inestimabile che Dio ha fatto a ciascuno di noi e all'intera comunità. Il Signore ha compiuto prodigi e noi l'abbiamo sperimentato nella bellezza della musica e dello stare insieme.

Concludiamo con una tra le tante bellissime testimonianze scritte che ci ha lasciato il maestro Paterlini. E' un breve pensiero che contribuirà a scaldare ulteriormente i nostri cuori in questa occasione di festa.

“Il canto non è solo complice dell'affiatamento che s'instaura in Sala di musica, ma causa, forza trascinante. I canti sacri che in Sala di musica e altrove innalziamo continuamente al cielo, anche se spesso distrattamente, sono sempre lodi a Dio, parole sacre, che non possono lasciare indifferente chi le canta; non torneranno in terra infruttuose, come foglie secche. (…) Ma la musica, per nobile che sia, non è tutto. Ciò che più vale, per noi, è il piacere di vivere e crescere insieme; bearci di ciò che il canto ci offre e ci svela per primi; godere della stima reciproca, dell'aiuto che ci diamo a vicenda in questa fantastica crescita; sentirci accolti, compresi, ascoltati, confortati... I canti levati in questo clima non saranno solo note anche bene intonate, ma musica, poesia. E' così che i nostri sforzi congiunti e in perfetto accordo potranni fare miracoli.” (Coralia 10, 22 agosto 1998).

Lettura di domenica 28 gennaio 2018

IV Domenica del Tempo Ordinario

 Vangelo : Mc 1, 21,28

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.