Riflessione di venerdì 22 dicembre 2017

Riflessione di venerdì 22 dicembre 2017

IV Domenica di Avvento

Il brano evangelico è il racconto dell’Annunciazione che ha il suo vertice nelle parole della Vergine: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). Con queste parole Maria ha fatto il suo atto di fede. Ha accolto Dio nella sua vita, si è affidata a Dio.
Si potrebbe pensare che quella di Maria fu una fede facile. Diventare la madre del Messia: non era questo il sogno di ogni fanciulla ebrea? Ma ci sbagliamo. Quello è stato l’atto di fede più difficile della storia. Chi le crederà quando dirà che il bimbo che porta in grembo è “opera dello Spirito Santo”? Questa cosa non è successa mai prima di lei e non succederà mai dopo di lei. Maria conosceva bene ciò che era scritto nella legge mosaica: una ragazza che il giorno delle nozze non fosse stata trovata in stato di verginità, doveva essere portata immediatamente davanti all’uscio della casa paterna e lapidata (come è spiegato bene nel libro del Deuteronomio).
Maria ha conosciuto bene “il rischio della fede”!
La fede di Maria non è consistita nel fatto che ha dato il suo assenso a un certo numero di verità, ma nel fatto che si è fidata di Dio; ha detto il suo “sì” credendo che “nulla è impossibile a Dio”.
Probabilmente la parola che Maria disse in risposta all’angelo per manifestare il suo assenso, è una parola che tutti conosciamo e ripetiamo spesso: “Amen!”. Questa era la parola con cui un ebreo esprimeva il suo assenso a Dio, la piena adesione al suo piano.
L’Amen di Maria fu come il “sì” totale e gioioso che la sposa dice allo sposo nel giorno delle nozze. Che sia stato il momento più felice della vita di Maria, lo deduciamo dal fatto che, ripensando a quel momento, ella intona di lì a poco il Magnificat che è tutto un canto di esultanza e di gioia.
Sant’Agostino ha detto che “Maria ha concepito per fede e ha partorito per fede”; anzi, che “concepì Cristo prima nel cuore che nel corpo”. Noi non possiamo imitare Maria nel concepire e dare alla luce fisicamente Gesù; possiamo e dobbiamo, invece, imitarla nel concepirlo e darlo alla luce spiritualmente, mediante la fede. Credere è “concepire”, è dare carne alla parola. Ce lo assicura Gesù stesso, dicendo che chi accoglie la sua parola diventa per lui “fratello, sorella e madre” (Mc 3,33).
Quest’anno il calendario fa sì che la IV domenica di Avvento sia ridotta ai minimi termini perché nel tardo pomeriggio della domenica stessa saremo già nel mistero del Natale.
Questo fatto è tutt’altro che trascurabile.
In pochissimo tempo ognuno di noi deve prepararsi alla venuta di Gesù, accogliendolo senza se e senza ma e pensando a Maria che, da semplice ragazza come tante, si è trovata a dare adesione piena al disegno di Dio pronunciando il suo Amen all’angelo che le si è presentato senza alcun preavviso.
Grazie a quella decisione difficilissima presa da una semplice ragazza in un brevissimo lasso di tempo, è partita la salvezza di tutti noi.
Grazie a quella decisione noi possiamo celebrare il Santo Natale.

Lettura di domenica 24 dicembre 2017

IV Domenica di Avvento

 Vangelo : Lc 1, 26-38

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». 
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.