Riflessione di venerdì 17 novembre 2017

Riflessione di venerdì 17 novembre 2017

XXXIII Domenica del Tempo ordinario

La parabola dei talenti che ascolteremo nel Vangelo, come la Parabola delle dieci vergini di domenica scorsa, ci parla del giudizio di Dio alla fine dei tempi e ci ricorda che in quell'ora dovremo rendere conto se la nostra vita è stata spesa bene e ha portato frutto. Il Signore ritorna e, in seguito al suo incontestabile giudizio, ad alcuni è concesso di rimanere nella sua casa, altri vengono cacciati fuori. Morte, giudizio, inferno e paradiso: sono le verità ultime della fede cristiana, che chiamano in causa direttamente ogni uomo. Ma Gesù va oltre. Le sue parole ci insegnano a considerare Dio non solo come un padrone che non accetta compromessi, duro e severo quando serve, ma anche e soprattutto come un padre che vuole bene ai suoi figli; sa scrutare il cuore e le buone intenzioni;  tratta con giustizia, tenendo conto delle reali capacità di ciascuno; ripaga con una generosità che supera ogni  aspettativa. Gesù fa intendere che Dio, nella sua infinita bontà e misericordia, ci vuole con sé, ma ci lascia liberi e ci fa scegliere cosa fare e dove andare.

La parola di Dio sembra dirci che esistono due opposti stili di vita cristiana: da una parte la pigrizia e la paura di Dio; dall'altra l'operosità e il timore di Dio. Avere paura di Dio porta l'uomo alla sconfitta ed è l'atteggiamento del servo malvagio a cui viene dato un talento. Il suo cuore è duro e chiuso. Non si fida: avere a che fare col suo padrone è un problema da gestire con scaltrezza ed è una situazione pericolosa, perché si corre il rischio di venire puniti. E' pigro: la priorità è fare il minimo indispensabile senza troppo disturbo e senza ricevere danno. Così decide di nascondere sotto terra il talento, per poi restituirlo al ritorno del padrone. E' passivo, sa solo ricevere senza dare niente di suo. L'epilogo è amaro: tolto il talento, viene gettato fuori di casa.

L'operosità e il timore di Dio sono le virtù esercitate dagli altri due servi e possono essere la chiave di lettura della parola di Dio di questa domenica. Non a caso nel Salmo si canta così: “ Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene”. In queste parole troviamo rispecchiata la vicenda dei due servi buoni e fedeli, che al ritorno del padrone restituiscono il doppio di quanto avevano ricevuto alla sua partenza. Essi temono il loro signore, perché sanno bene che ha potere su ogni cosa, anche sulla loro stessa vita. Ma confidano che alla fine si dimostrerà buono e giusto con loro. Rimangono fedeli quando è assente e ricercano il suo interesse, preoccupati di piacere ai suoi occhi. Camminano nelle sue vie e la fatica delle loro mani viene premiata: i due servi restano nella casa del padrone e prendono parte alla sua gioia.

Illuminati dalla parola di Dio, interroghiamoci sul nostro rapporto con il Signore. Siamo più vicini al servo malvagio e pigro o ai due servi buoni e fedeli? E' inutile negarlo, la nostra umana debolezza spesso ci porta a farci vincere dalla pigrizia e dalla paura di Dio. Abbiamo paura di Dio, perché lo consideriamo troppo distante, esigente e severo. Lo subiamo come una presenza ingombrante. Giochiamo a nascondino con Lui, per non venire disturbati nelle nostre faccende personali. Ci accontentiamo di piccoli compromessi e del minimo sindacale, pensando di tenere buono Lui e la nostra coscienza.                            Ma quando apriamo il cuore a Dio, allora ci sentiamo simili ai due servi fedeli. Riusciamo ad apprezzare la giustizia e la bontà del nostro Signore. La consapevolezza della sua grandezza e potenza non ci allontana da Lui; al contrario ci spinge a perseverare nel fare il bene e ad evitare il male, per timore di non piacere ai suoi occhi e di essere privati della sua presenza.

Cerchiamo di basare la nostra condotta sul timor di Dio. L'Antico Testamento, e precisamente il libro del Siracide, ci insegna che temere il Signore è principio e pienezza di Sapienza, procura gioia e gloria. Il timor di Dio è uno dei sette doni dello Spirito Santo: preghiamo, affinché il nostro cuore sia sempre colmo di questo prezioso dono.

Lettura di domenica 17 novembre 2017

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

 Vangelo : Mt 25, 14-30

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. 
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. 
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».