Riflessione di venerdì 13 ottobre 2017

Riflessione di venerdì 20 ottobre 2017

XXIX Domenica del Tempo ordinario

Nei brani evangelici che la liturgia ci propone in queste ultime domeniche, si rimane colpiti dalla tensione quasi conflittuale che, in crescendo, oppone Gesù a scribi, farisei, dottori della Legge, sempre più perplessi e irritati di fronte alla sua parola e alla sua persona. Un progressivo rifiuto, un’ostilità violenta rendono impenetrabile il cuore di questi uomini alla parola di Gesù. E ora li vediamo tener “consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi”(Mt 22,15), per metterlo alla prova, per tentarlo. Riconoscono quella libertà interiore e quella verità che abitano la sua parola: “Non hai soggezione di alcuno – dicono – perché non guardi in faccia a nessuno” (Mt 22,16). Gesù non guarda in faccia l’uomo, perché sa che l’uomo può mascherare il suo volto. Lui guarda il cuore e lo conosce e sa ciò che vi abita: e nel cuore l’uomo non può nascondersi. Non guarda in faccia nessuno perché il suo sguardo ha un solo volto verso cui rivolgersi e da esso poter guardare tutto e tutti: è il volto del Padre.

La domanda tranello che i farisei gli pongono è proprio l’occasione per rivelare loro qual è il punto su cui ogni vero credente deve tenere fisso lo sguardo: come Gesù, il volto che deve essere guardato senza sosta e davanti al quale ci si prostra in adorazione, è solo il volto di Dio, l’unico Signore della vita. “Dì a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?” (Mt 22,17): ecco la domanda che tormentava questi uomini. Pagare il tributo a un potere pagano, non è tradire Dio? Bisogna collaborare con i romani, oppure opporsi?

Anzitutto Gesù, con molta ironia, invita questi uomini a non trattare troppo teoricamente il problema. Di fatto ogni giorno usano le monete con l’effigie e la scritta dell’imperatore; e non si preoccupano tanto del risvolto religioso che questo potrebbe avere. Dunque se usano di quelle monete, è giusto che paghino l’imposta: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare” (Mt 22,21). E potremmo aggiungere: con molta onestà e realismo. Anzi, Dio è così libero nel suo agire, che può anche servirsi di quel potere politico tanto disprezzato, per portare avanti il suo progetto di salvezza. Nel testo della Prima Lettura, tratta dal profeta Isaia, un re pagano, Ciro, diventa lo strumento perché il nome di Dio sia conosciuto da tutte le nazioni: “Ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca” (Is 45,4). Anche la politica ha un posto nel disegno di Dio!

Ma a Gesù sta a cuore qualcos’altro e lo esprime nella seconda parte della risposta: “[Rendete] a Dio quello che è di Dio” (Mt 22,21). Sta qui il segreto della libertà per ogni credente che vuole vivere responsabilmente la propria fede in questo mondo, e in questa storia. Egli è chiamato a vivere in rapporto con le realtà terrene, e tra di esse c’è anche tutto ciò che riguarda la vita di una società (compresa la politica). Essa è necessaria e non è a priori cattiva. E richiede una responsabilità, senza sottrarsi alle fatiche e agli obblighi (anche quelli riguardanti le imposte). Ma questo non basta come criterio e stile di vita del credente nel mondo. C’è un punto che illumina tutto e deve essere gelosamente custodito e salvaguardato: è il rapporto con Dio. Per un credente, tutto ciò che riguarda il mondo non può diventare signore della propria vita. Questo è il punto delicato nel discernimento che un credente deve compiere per essere nel mondo, ma non del mondo. Se non guarda sempre in faccia, come dicono i farisei a Gesù, il volto del suo Signore, prima o poi sarà obbligato a guardare in faccia i volti di tanti signori, cioè sarà condizionato da tanti poteri, dentro e fuori di lui. Il suo cuore sarà catturato da tanti signori e dovrà pagare un’imposta ben più pesante: quella della sua stessa vita al servizio di tutti quei poteri che lo rendono schiavo. La parola di Gesù è una parola di libertà e di verità. La nostra vita, il nostro cuore, i nostri desideri appartengono a Dio e proprio per questo ci appartengono, cioè ci rendono autentici, danno pienezza alla nostra esistenza. Siamo “stati scelti da lui” e la nostra vita deve sempre custodire “la fermezza della speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro” (1Ts 1,3), come ci dice San Paolo nella Seconda Lettura dalla Prima Lettera ai Tessalonicesi.

Lettura di domenica 22 ottobre 2017 - XXIX Domenica del Tempo Ordinario

 Vangelo : Mt 22, 15-21

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. 
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». 
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».