Riflessione di venerdì 29 settembre 2017

Riflessione di venerdì 29 settembre 2017

XXVI Domenica del Tempo ordinario

Oggi, accogliendo l’invito del nostro Arcivescovo, non ascolteremo il Vangelo di domenica prossima, ma mediteremo brevemente sul brano delle nozze di Cana tratto dal Vangelo di Giovanni.
Siamo ai momenti conclusivi del Congresso Eucaristico Diocesano e domenica scorsa, in Cattedrale, durante la Convocazione Diocesana di Lettori, Catechisti, Educatori e Animatori dei Gruppi del Vangelo, ci è stato espressamente chiesto di condividere durante questa settimana la lettura orante di questo brano evangelico con i nostri fratelli e sorelle, radunandoci in gruppi, in parrocchia o nelle case, così come avvenne per la folla che seguiva Gesù e che fu sfamata in abbondanza.

Lettura di domenica 1 ottobre 2017 - XXVI Domenica del Tempo Ordinario

 Vangelo : Gv 2, 1-12

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”.
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.

Tale brano è fonte di infinite ispirazioni e di infinite riflessioni.
Ad esempio, il fatto che questo “fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù” (Gv 2,11) e avvenga proprio nel contesto di una festa di nozze è, dal punto di vista del magistero della Chiesa, molto importante per il significato del sacramento del Matrimonio e del rapporto uomo-donna come rapporto di amore.
Ma oggi non voglio parlare di questo.
Oggi l’accento lo voglio mettere su due piccole parti contenute del brano, veramente due flash, perché credo che veramente possano essere luce per il nostro percorso di fede individuale e comunitario.
La prima di queste parti è la frase detta da Maria: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5).
Con questa semplice e quasi banale istruzione, Maria indica a quei servitori e quindi a tutti noi, una delle più profonde verità di tutto il cristianesimo cioè che mai e poi mai noi cristiani dobbiamo dimenticarci di prestare ascolto alla Parola di Dio. Dobbiamo al contrario nutrirci continuamente e con costanza di questa Parola, facendo quello che tramite essa, il Signore ci dice.

La seconda parte è una situazione. E’ molto ben rappresentata nel brano evangelico e vi chiedo di sforzarvi il più possibile nell’immedesimarvi in essa.
C’è un problema alla festa di nozze.
E’ a rischio la riuscita della festa perché è finito il vino.
Maria dà istruzioni ai servitori di fare qualsiasi cosa Gesù gli dica di fare. E Gesù dice loro: “Riempite d’acqua le anfore” (Gv 2,7) e poi “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono (Gv 2,8).
Mettiamoci ora al posto di quei servitori.
Se noi fossimo stati quei servitori avremmo agito allo stesso modo?
Avremmo fatto quello che Gesù ci avrebbe chiesto anche se così assurdo?
O avremmo iniziato a polemizzare e ignorato quell’apparentemente insensato comando?
Manca il vino e noi dobbiamo portare a tavola dell’acqua?
Sembra quasi una barzelletta.
Io posso rispondere per me stesso affermando, senza vergogna, che difficilmente avrei agito come quei servitori. Avrei quindi vacillato nella mia fede davanti alle parole di Gesù.
Ognuno poi rifletta e risponda nel suo cuore.

Le due parti che ho richiamato sottolineano l’importanza che deve ricoprire per noi cristiani la Parola di Dio. Come sia importante che ci nutriamo costantemente di questa Parola buona.
Possiamo dire che il vino di Cana simboleggia la Parola di Gesù, la sua Rivelazione, il suo Vangelo.

Io mi fermo qui per non mettere troppa carne al fuoco.
Teniamo sempre vivi nella nostra mente l’istruzione di Maria: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5) e cerchiamo di seguire nei fatti l’esempio dei servitori; possiamo allora dire di camminare sulla strada buona del Vangelo.

Domenica avremo la gioia di accogliere Papa Francesco a Bologna e, con onore, siamo stati chiamati a contribuire umilmente alla sua visita con il nostro servizio corale.
Cerchiamo di vivere questo nostro storico servizio con l’umiltà dei servitori di Cana senza avere la presunzione, che molti di noi purtroppo hanno, che solo se questa visita fosse stata organizzata diversamente e solo se il Papa fosse qualcun altro, il tutto avrebbe avuto un senso.
Facciamo in spirito di servizio quello che ci è stato chiesto di fare e, come dice l’evangelista Luca, “quando avremo fatto tutto quello che ci è stato ordinato, diciamo: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”” (Lc 17,10).