Ai ragazzi cantori nel giorno della nascita al Cielo del Maestro.

di Don Marco Cristofori

Pensando al Maestro e a voi mentre ascolto "Lux Aeterna" ricavo alcune riflessioni che vorrei condividere con voi amici carissimi, in vista del saluto cristiano che daremo al maestro.

Pensando al maestro ho  l'impressione di un uomo in cui si compongono naturalmente musica e preghiera, mistero umano e divino, che necessariamente si rincorrono senza raggiungersi mai perfettamente, ma delineando nella corsa una armonia meravigliosa ed edificante.

Non sempre ciò che si realizza naturalmente risulta facile né facilmente raggiungibile, ma è l'attitudine nel compiere il percorso a portare i frutti migliori.

La vita non è facile, e la bellezza non è facilmente raggiungibile, eppure entrambe sono misteri profondissimi e meravigliosi che dicono necessitare uno dell'altro.

Un uomo raffinatissimo e severo come il maestro testimonia che la vita va presa come un dono irrinunciabile da vivere in pienezza, fino al compimento.
Le sua preferenza nella scelta dei canti dice  la tensione al puntare in alto, al cercare un "oltre" che dia un senso più compiuto al vivere. 

La musica è un mistero, umano in quanto appartiene all'uomo, è da lui prodotta e fruita, eppure essa è soprattutto una dimensione che l'uomo non riesce ad abitare da solo, non nasce solo dall'uomo e non si ferma a lui, ma lo conduce ad una sorgente comune, sicuramente divina, un "oltre" che trova nella bellezza della musica una strada percorribile, privilegiata.

Se questo è vero per la musica strumentale molto più lo è per la voce, lo strumento più bello e perfetto, irraggiungibile in bellezza da quelli artigianali, per certi versi.
Un puro dono di Dio, che  a Lui conduce elevando l'anima in modo mirabile, oppure si potrebbe dire, un dono così bello che attira Dio a chinarsi fino a noi, e lo sentiamo più vicino.
Così è anche la preghiera, tanto che in un' anima come quella del maestro, che le coltiva entrambe, musica e preghiera non sono definibili una a prescindere dall'altra.
Ogni preghiera è canto dello Spirito e ogni musica è supplica e lode e invocazione di salvezza.

Un' anima che coltiva musica e preghiera e si prodiga a diffondere l'una e l'altra è certo propria di un uomo che lascerà molto più che un ricordo di sé, su questa terra, molto più che le opere che ha fondato e collaborato a far crescere, molto più che degli allievi.
Lascerà una eco della sua armonia interiore, una fucina di anime cristiane  belle davanti a Dio e davanti agli uomini, una generazione di figli educati alla bellezza e alla fede pura, perché a prova di crogiolo.

E salirà al cielo come collaboratore della sapienza di Dio, genitore di Suoi figli.
Un'anima così grande, come mi pare quella del Maestro, appare capace di custodire in sé una scintilla di eterno e vive alimentandosi a quella luce, chiamandola, nella prova, a illuminargli il cammino, le sue abissali oscurità, confidando che solo nella perseveranza si trova la strada della pace.
Di quella scintilla il Maestro lascerà necessariamente un riverbero in chiunque lo ha incontrato e ascoltato.  
Non credo  ci sia eredità maggiore di chi ti insegna a vivere su questa terra fissando lo sguardo sulla Meta sicura.
Il Natale  di questi giorni celebra l'incontro, come si celebrano le nozze, fra cielo e terra.
Chi è esperto di vita sa che sulla terra ogni celebrazione può solo essere evocazione di ciò che ora possiamo solo sperare, senza vedere, ma che si compirà perfettamente in Dio.
La morte è il passaggio, doloroso e necessario, dalla speranza alla pienezza, dalla tensione verso ciò che è perfetto al raggiungimento del Suo Volto.
In questi giorni di Natale  noi stiamo celebrando la Speranza, nel Natale, ma, il maestro che  ci ha lasciato, precedendoci, sta celebrando la Pienezza tanto desiderata.

Nel canto "Lux Aeterna" che il Maestro stesso  ha scelto  per le sue esequie, c'è una voce che persevera sulla nota, dell' "Amen" dopo aver infinitamente cantato "riposino in pace", e poi va dritta come una freccia decisa a raggiungere il bersaglio, e anche se le altre voci modulano in diversi modi la stessa parola, poi tacciono, riprendono,crescono, ma non riescono a deviarne il cammino. Lei persevera e giunge alla pace, dopo la lotta… dolcemente.
A noi sembra spegnersi la nota più bella, ma in realtà è il suo perfetto compimento.
Mi sembra l'"Amen", l'"eccomi" del maestro e di una vita vissuta per fede.

E' un canto difficile, perché è difficile non tremare davanti alla morte,
difficile invocare la luce quando si è al buio,
difficile chiedere riposo per chi si vorrebbe vicino nel cammino,
difficile congedarsi da chi si vorrebbe fosse sempre con noi,
difficile in questo caso lasciare un maestro.

Non so cosa ci fosse nel pensiero, nell'anima e nella sensibilità abissale del Maestro quando vi ha consegnato questo canto per le sue esequie, lo intuirete cantandolo !
Certo qualcosa di molto profondo e bello.
A lui sarà sembrato bello, e lo è ! e anche difficile, quindi adatto a voi che siete bravi.
Essere bravi vuol dire avere un'anima accogliente e un cuore capace di ascoltare… poi c'è la tecnica e l'una senza l'altra non si compiono. 
Ed è bello sapere che il vostro maestro confidava in questo, è bello sapere che vi credeva capaci di pregare per lui con questo canto.
Un bravo maestro conosce i propri allievi e propone loro mete possibili ma difficili.
Un bravo maestro è sempre esigente, e coerente, e credo vi chieda ora, in sua memoria, di testimoniare la vostra anima, la vostra fede tenace, come tributo alla sua vita e ragione del suo insegnamento.

E' un canto dove la voce non deve esitare, tenere la nota per un tempo che sembra infinito.
Invoca l'eterno in soccorso alla nostra finitezza.
Raggiunge ampiezze estreme, da lasciare senza fiato, porta in se momenti musicali cupi come la morte e andamenti albeggianti  come un' aurora che vince pian piano le tenebre della notte.
Questo canto si fa carico di note che paiono resistere nella fede anche davanti all'evidenza di morte.
Conduce ad implorare l'Eterno essendo fatti terra e a cercare il riposo conoscendo il tormento dell'insonnia.
Un canto che spinge a chiedere quello che non si riesce a sperare, a credere nella risurrezione pur davanti al sepolcro.
Tenere la nota in un continuo così intenso da inebriare, richiama la perseveranza fino alla fine, quella che il Maestro negli ultimi anni ha testimoniato in modo assoluto…come quell'Amen preceduto dall'insistente auspicio e dalla preghiera di riposare in Pace.
E' il canto di tutta una vita che ha lottato, sofferto, cercato, senza mai arrendersi alla debolezza, radicata nella bellezza e nella propria speranza, confidente nel proprio Signore.
E contiene anche l'inquietudine dell'attesa e l'esitazione dell'ultimo passo.
Non credo sia l'ultimo canto, credo sia l'ultimo insegnamento del Maestro… il più importante.

26 dicembre 2010                                                                           Don Marco Cristofori