Leonida, piccolo grande uomo

Leonida, piccolo grande uomo

Elena Serra

(trascrizione da cassetta audio del CONVIVIO CORALE per la FESTA DEL VENTESIMO 19 Giugno 1993):

"Nel 1975 il Sangerknaben era irrimediabilmente orfano, un rigoglioso arbusto inciso alla base. Svariati e vani i tentativi di trovare un dignitoso continuatore sia per l' alto valore raggiunto dal complesso sia per l' impegno che questo complesso esigeva. Alle prime nevi d' autunno, Fernando Rossi, nostro egregio concittadino si ricordò di un amico con il quale aveva avuto "rapporti artistici". Dopo essersi consultato con Chi di dovere e avere insieme deciso che "piuttosto che niente è meglio piuttosto", andò lesto e discreto dall' amico per tentare di persuaderlo;facile non fu perché l' amico mostrò di non volerne sapere ma si lasciò incautamente irretire dalla proposta di presenziare, senza impegno alcuno, almeno ad una prova. Accettò. La prova improvvisata consisteva nell' esecuzione di metà dello Exultate Justi, diretto da Virgilio, pur con tante pecche lo affascinò, restò suggestionato da quelle voci bianche e non riuscì a svincolarsi e gli fu fatale ! Era la sera di giovedì 27 novembre 1975. Naturalmente l' amico del sig. Rossi altro non era che il nostro attuale direttore che da allora chiamiamo Maestroper risparmiargli il fastidio di sentirsi un personaggio storico delle Termopili. Di nuovo la macchina corale si mise in moto da prima un po' a stento con moltissime e scoraggianti defezioni. Di fronte ad un repertorio eletto di ben 57 titoli di musica qualificata il nuovo maestro si trovò spaesato ma da quel primo impatto ne uscì indenne ricordandosi di una Ave Maria insegnata molti anni prima proposta che lo mise in buona luce al coro. E intanto il coro sostituiva il nome di "Sangerknaben" con "Ragazzi Cantori."

Ecco la narrazione del primo incontro tra i futuri Ragazzi Cantori e il Maestro Paterlini. Ho voluto riportarlo perché è stato un passo decisivo sia per la vita del coro sia per il Maestro : due realtà che si cercavano l' una perché bisognosa di crescere, l' altra perché capace di dare.
Si, perché il Maestro ha trasmesso tanto ai suoi ragazzi non solo dal punto di vista musicale ma anche umano coltivando ogni singolo cantore al rispetto verso l' altro, al convivere in un gruppo eterogeneo per età e punti di vista. Lui conosceva ognuno di noi : l' approccio, sempre discreto, invitava alla confidenza più totale, la consapevolezza che le tue parole non si sarebbero perse al vento spingeva ad aprirgli il cuore, sapevi che eri davvero "ascoltato"; spesso lo si trovava in sala 10 minuti prima delle prove e si approfittava di quei pochi istanti per comunicare: ricordo che mi fu molto vicino durante il periodo fortunato ma tribolato della mia gravidanza, e sempre con parole di conforto e speranza. Era bello parlare con Lui : non c'era imbarazzo perché veniva spontaneo sbottonarsi affidandogli i propri pensieri sapendo che sarebbero stati ben custoditi.
Lui era un amante del bello, oserei dire un "palato fine del bello", un esteta, lo dimostrano i 500 canti del nostro repertorio, 500 perle scelte negli anni tra migliaia di partiture e testi perché oltre alle note doveva esserci anche il  contenuto. Amava comporre, dipingere e scrivere, attività nelle quali dimostrava particolare ispirazione e conoscenza tecnica, insomma "prendeva il suo posto" e non amava farsene un vanto (confesso di aver pensato, a volte, che fosse un falso modesto…).
Mi divertiva di Lui cogliere al volo la possbilità di reclutare nuovi talenti per i Ragazzi Cantori : fratelli, sorelle, cugini, coloro che accompagnavano alle prove l' amico cantore, venivano corteggiati con tatto e delicatezza, un vero lavoro di lima che a volte sortiva gli effetti sperati……Invitava l' amico o l' amica ad attendere all' interno della sala facendo vivere loro l' atmosfera delle prove, forse con l 'intima speranza che qualche nota gli potesse toccare l' animo e li spingesse almeno al tentativo di provare la voce……quanti bambini e ragazzi sono entrati in sala, meno si sono fermati e altri, certo non più tanto bambini, vi stanno ancora sostando.
Me lo ricordo suonare l' organo, in sala, vicino ad un timido cantore che prova con un filo di voce ed impaurito il salmo; sottolineare con il dito "consumato" le frasi e gli accenti e dove "andare su o giù"; me lo ricordo in chiesa vicino al microfono a fianco del salmista esordiente, forse più emozionato del cantore. Me lo ricordo con l'Avvenire sotto il braccio, ricordo la sua cartellina con la sigla LP. Ricordo il passo svelto e sostenuto, lo ricordo con il suo inseparabile borsello, ricordo la sua graziella appoggiata al muro fuori dalla sala.
Non amava la "mondanità", non lo si vedeva mai a passeggio di domenica pomeriggio o la sera, il bar lo frequentava solo per il caffè della domenica e neppure nelle occasioni di gala post rassegne/concerti c'era, per questo delegava volentieri. Lo ricordo per la sua Fede che lo ha sorretto e confortato fino alla fine.
Voglio pensare e credere che se ne sia andato sereno e soddisfatto dopo aver passato la bacchetta alla persona che più di chiunque altro poteva sostituirlo permettendo al coro di continuare ad esistere, dopo aver gioito per noi della recente vittoria al concorso di Stresa, dopo aver condiviso la creazione della "Schola Cantorum" garanzia di futuro e continuità del nostro gruppo.
L' ultima volta che lo vidi attivo, avevo Caterina per mano, era in sella alla sua bici, ci salutò alzando la mano destra, era un tardo pomeriggio di sole, credo fosse estate……..