Caro Maestro

Caro Maestro

Giampaolo e Paola Risi

            già da tempo volevo fermarmi e mettermi davanti alla tastiera del computer (proprio io!) per scrivere un ricordo della tua presenza nella nostra vita, ma 35 anni passati insieme sono più della metà della nostra esistenza e i ricordi si affollano nella mia mente. I giorni trascorsi a casa del sig. Fernando nell'estate del 1975, quando ci ventilò la possibilità che un suo collega ferroviere, amante del canto corale, potesse prendere il posto di direttore della nostra giovane corale, culminata con il tuo arrivo alla stazione di Persiceto accolto da una masnada di ragazzini che ti accompagnarono nella sala di canto per darti un saggio della loro preparazione con l' ormai famosa esecuzione dell' Exultate justi di Viadana. Da lì è partita la tua avventura persicetana, che è stata anche la nostra avventura. In questi lunghi anni passati insieme abbiamo vissuto  momenti di grande gioia e momenti di delusione o di sconforto, quando sembrava che il coro si dovesse sciogliere per mancanza di voci, poi  l'ingresso delle ragazze ci ha ridato slancio e portato a fare quello che più ti piaceva e ti dava soddisfazione: preparare sempre dei canti nuovi . . . . e che canti! Ma devo ammettere che questa era ed è tuttora la nostra soddisfazione più grande, perché anche tuttora ci meravigliamo delle cose stupende che i più grandi musicisti di tutti i tempi hanno voluto dedicare alla musica sacra. E, se permetti, vorrei metterti fra di loro, anche se per  la tua modestia non saresti d'accordo. Ma quando nel Natale del 1995 ci hai messo fra le mani la tua Ninna Nanna abbiamo capito quanto fosse grande il tuo amore per quel bambino che di lì a poco sarebbe nato nei cuori di tutti gli uomini. Tutte le volte che la canto, e questo credo che valga anche per i nostri amici cantori, una grande emozione entra nel mio cuore……….emozione è la parola giusta che può riassumere tutti gli anni trascorsi insieme, da quando ti venivo a prendere in stazione la domenica mattina alle 8,30 per il caffè di rito da Bergamini e per farti compagnia nell'attesa dell'arrivo alle 9,30 di tutta la compagnia,  fino agli ultimi anni della tua malattia con la visita settimanale del sabato pomeriggio, accolto da un gioioso "super gallo!" dove volevi sapere tutto quello che stavamo facendo e ti informavi di tutti. Grande è stata la tua gioia quando ti ho informato dell'entrata a far parte della nostra grande famiglia di Paola come cantore e non più solo come "la moglie di Gallo", gioia che abbiamo condiviso insieme. In mezzo ci sono stati tanti anni di vita corale trascorsi insieme, per preparare soprattutto i momenti liturgici, cosa che ti stava più a cuore di tutte e che ci hai insegnato a mettere sopra a tutto. Tutti quelli che hanno scritto qualcosa hanno evidenziato la tua figura di secondo padre per ciascuno di noi, e questo credo sia la più grande verità del tuo passaggio fra di noi. Non sono un gran scrittore e quindi chiudo qui questo mio piccolo contributo, ma tutto quello che abbiamo fatto insieme rimarrà per sempre nei nostri cuori.

Ciao EFREM.