Un Sanctus... indigesto...

Un Sanctus... indigesto...

Massimo Papotti

Di ricordi di Leonida ne avrei tanti da raccontare, ma dovendo scegliere, ce ne è uno che mi è sempre rimasto impresso, e ancora oggi, ripensandoci, non posso fare a meno di trattenere un sorriso.

Non so bene in che anno è capitato, ma l'episodio è riferito ad una prova generale prima del classico concerto di chiusura per la festa di S. Giovanni Battista del 24 giugno. La prova era in chiesa, al pomeriggio, e il concerto sarebbe stato alla sera dello stesso giorno, in pratica poche ore dopo. Si provava il Sanctus della bellissima Missa Brevis di Zoltan Kodaly, messa che avremmo poi presentata nella sua forma completa dopo qualche anno, anche se allora ancora non lo sapevamo. Il brano, con sonorità moderne e dissonanti alle quali eravamo poco abituati, prevedeva l'inizio "a solo" dei contralti ai quali si dovevano poi aggiungere progressivamente a canone anche le altre voci. La terza nota di quella strana scala dissonante dei contralti era però molto ostica e veniva sempre eseguita in maniera calante, creando il classico effetto da "pelle accapponata" che impediva di proseguire. Leonida fermò l'esecuzione diverse volte, facendo inizialmente ripetere la linea armonica ai soli contralti e poi successivamente - visto che la situazione non migliorava - ad ogni singolo contralto, forse anche per "individuare ed eliminare" la mela marcia che faceva marcire il canestro, ma purtroppo il problema era "comunitario" e più si provava e più la situazione peggiorava … insomma quella nota non voleva entrare assolutamente.

 Sulle prime il maestro riuscì a trattenersi, poi dopo diversi tentativi, cominciò ad innervosirsi, indirizzando i suoi sempre più convinti e famosi "Zuccone !!!" ad ognuno dei poveri contralti i quali però erano ormai come un cavallo intimorito che rifiuta di saltare l'ostacolo. Intanto la situazione era diventata grottesca, con i soli contralti sotto pressione e tutti gli altri che ormai non riuscivano più a stare seri, e si sa … quando scappa la "ridarola" ed è chiaro a tutti che si può fare tutto tranne che ridere … ecco, è proprio allora che la situazione diventa veramente fuori controllo.

A quel punto Leonida, comprendendo l'impossibilità di risolvere il problema, perse definitivamente la pazienza, uscì dalla chiesa dicendo: "Io stasera non vengo !!!"  e si avviò verso la stazione per tornare a casa. Allora tutti capirono che non c'era più niente da ridere e che il maestro se ne stava andando veramente. Noi che eravamo i più grandi tentammo in ogni modo di fermarlo, ma  "come può uno scoglio arginare il mare?".  Alla fine arrivammo in stazione, come tante volte avevamo fatto in quegli anni, ma stavolta tentando di trattenerlo anziché di accompagnarlo. E … ci credereste ? Quando il treno si fermò, il maestro salì in vettura e tornò a casa veramente, lasciandoci increduli sulla banchina. La situazione era talmente assurda da non sembrare vera … che fosse l'ultimo scherzo di Leonida che ci aveva abituati a gags esilaranti ed improbabili?

Nel tornare verso piazza fu sempre più chiaro che era tutto vero e che, in quelle condizioni il concerto sarebbe saltato, la qual cosa non era nemmeno lontanamente pensabile … con i programmi stampati, gli avvisi già diramati, gli amici e i parenti pronti ad intervenire. Che disastro !!!

Andammo allora da d. Enrico, spiegandogli tutto per filo e per segno. Noi eravamo tutti preoccupatissimi, ma la cosa che ci stupì fu la calma olimpica del Mons il quale disse: "Adesso non possiamo fare niente. Aspettiamo che torni a casa e poi gli telefoneremo". Il tempo che passò fino al momento della fatidica telefonata ci sembrò eterno. Alla fine d. Enrico chiamò a casa del maestro (Leonida abitava allora a Bologna in via Primaticcio) e una volta messosi in comunicazione con lui si fece raccontare tutta la situazione (che già conosceva benissimo !!!) e poi con grande bonomia e paciosità, in modo veramente rilassatissimo gli disse: "Si, si … lei ha ragione, ma stasera abbiamo il concerto, quindi mi fa il piacere di essere presente e di dirigere il coro …". Non era un ordine, ma non era neppure una richiesta che ammetteva alternative. Ci fu un lunghissimo attimo nel quale tutto sembrava poter accadere, ma fu solamente quando il Mons. chiuse dicendo: "Bene, allora la aspettiamo" che capimmo che anche quella volta ce l'avevamo fatta !!!

E il concerto come andò ? Bhè andò che … i contralti … al massimo della concentrazione e con sulle spalle una grossa responsabilità … sbagliarono … ma in maniera meno evidente rispetto al pomeriggio; il passaggio chiave fu eseguito in maniera "quasi accettabile" e alla fine andò tutto per il meglio.

Non avevamo mai visto Leonida così arrabbiato e a quanto ricordo non lo vedemmo mai più in quelle condizioni. Quello che - rispetto a questo episodio - mi piace ricordare è la sua umanità schietta e genuina, legata anche a quella umiltà sincera e profonda che lo ha sempre fatto ben volere da tutti. Forse allora non lo capimmo, ma ora che siamo cresciuti mi viene da pensare che non sarà stato facile per lui prendere il treno per tornare a casa … chissà che groviglio di delusione e di frustrazione avrà provato … chissà cosa avrà provato dall'altra parte della cornetta quando parlava con d. Enrico … e ancor più difficile sarà stato tornare a Persiceto … chissà cosa avrà pensato in quello scompartimento … come si sarà sentito quando ci siamo rivisti prima del concerto. Eppure il ricordo di quel momento di debolezza riparata in silenzio, in un modo così pieno e sincero credo mi accompagnerà sempre con piacere e gratitudine, insieme alla consapevolezza di aver conosciuto una persona davvero eccezionale … insomma un vero maestro … e non solo di musica !!!