All'Amatissimo Maestro

All'Amatissimo Maestro

Anna Massari

Caro maestro,

                        il pensiero va a quel lontano 1987, anno in cui, allora sedicenne, entrai nel coro. Non ero più una bambina, ma prima di allora il coro era sempre stato esclusivamente maschile. Saputo che le porte si sarebbero aperte anche alle femmine mi presentai trepidante alla prova della voce, dove lei era ad attendere questo gruppetto di ragazzine seduto all'harmonium: subito mi sentii accolta e a mio agio. So che era stata una scelta sofferta ma, in seguito, più volte ci disse che non se ne era affatto pentito e, per me, è sempre stato un orgoglio sapere di essere stata "una delle prime".
Comunque già ci conoscevamo perché, facendo parte del coro di suor Benvenuta, frequentavo la sala di musica per la prova del salmo domenicale che era il medesimo per i due cori, ed era lei ad insegnarlo. Ero già stata colpita dal suo modo di fare: sempre gioviale, il suo umorismo, sottile ed efficace, la sua gentilezza.
Il coro non è rimasto, come forse mi aspettavo, un impegno, ma è diventato molto molto di più. Le prove si facevano tutti i giorni tranne il mercoledì, alla prova del sabato arrivavo in anticipo e andavo via un bel po' dopo il termine per scambiare due parole con gli altri, la domenica ci si trovava in sala 40 minuti prima della Messa per provare e, finita questa, tornavo in sala per chiacchierare, provare qualcosa fra noi cantori per puro diletto, o ci si trovava per fare qualcosa di necessario allo svolgimento delle attività corali. Naturalmente la sua presenza era immancabile, compatibilmente con gli orari dei treni. Come dimenticare le sue corse per arrivare alle prove e quelle per riuscire a non perdere il treno per tornare a casa la sera!
Con il passare del tempo, mi proponeva di assumermi incarichi sempre nuovi: preparazione delle parti, le presenze, le cronache, le riflessioni del sabato e l'animazione del ritrovo in sala di musica la notte di Natale, che era un momento cui lei teneva moltissimo e che vivevamo tutti insieme davvero come una famiglia. L'importanza che lei dava all'aspetto spirituale del nostro stare insieme, come coro, è sempre stata la cosa che più mi ha colpita e che più ho apprezzato.
Era un uomo instancabile e spronava sempre anche noi a fare questa o quest'altra cosa. Quando arrivava in sala, una parola con tutti, una parola per tutti. Ci conosceva veramente, uno ad uno.
Crescendo, capitava anche di fare il viaggio in treno insieme, io studentessa universitaria e lei ancora pendolare per il coro. Ricordo quindi le lunghe chiacchierate. Si parlava veramente di tutto e a volte mi stupivo di come mi scavava nell'animo e con schiettezza mi diceva ciò che pensava. Ho sempre tenuto in altissima considerazione ogni sua parola, ogni suo pensiero. Lei era veramente un maestro non solo di canto, ma anche di vita.
Ricordo le risate per le sue battute, il suo modo di fare ironia, ma anche la serietà durante le prove, la tensione prima dei concerti e la concentrazione, il raccoglimento raggiunti sempre con una preghiera.
Poi è successo che ho lasciato questa famiglia per formarne una tutta mia.
Pensavo che si sarebbe concluso tutto, non è stato così. Il legame con lei non si è mai interrotto, anzi, la sua presenza è stata immancabile nei momenti più importanti della mia vita: il giorno del matrimonio e soprattutto quel giorno, in cui inaspettato e consolante mi è arrivato il suo abbraccio che, nel momento del distacco terreno dal mio papà mi ha dato tanta forza, lei mi è stato vicino, il mio amatissimo maestro, il mio secondo papà.
Da quel momento avrei voluto dirglielo tante volte quanto incontrarla sulla mia strada fosse stato bello ed importante per me, per la mia vita. Con le parole non ci sono mai riuscita, ho voluto però dimostrarglielo rientrando nel coro.
Non ho più potuto rivederla in sala di musica, perché la malattia l'ha tenuta fisicamente lontano da noi, ma l'ho sempre sentita vicino e, con il pensiero, immaginato a dirigerci nel suo caratteristico modo enfatico, grintoso e carico di trasporto spirituale.
La notizia della sua morte, benché non fosse del tutto inaspettata, è stata comunque uno shock. Perdere un padre, come lei era per noi cantori, lascia sempre un vuoto incolmabile. In più, quando ho saputo che era stato suo espresso desiderio indossare, da morto, la divisa del coro, ho provato una strana sensazione e mi sono commossa. E' stato come se, in quel preciso istante, mi si chiarisse quanto il coro facesse parte della sua vita.
E' stata una grande emozione vedere che, all'arrivo alla chiesa della Cintura del suo feretro, arrivavano cantori alla spicciolata creando un gruppo via via più folto e numeroso, aumentando così l'intensità del canto che, da quel momento, l'ha materialmente e spiritualmente accompagnata fin al cimitero.
Lei davvero ha rappresentato tanto per ognuno di noi. Ci ha dato l'opportunità di avvicinarci alla bella musica, di imparare ad amarla, insegnandoci che, canto e preghiera, sono due cose inscindibili. Ci ha fatto apprezzare i valori dell'amicizia, della collaborazione, ed ognuno di noi ha desiderato rendere plausibile il proprio personale ringraziamento accompagnandola in questo passaggio dalla vita terrena alla vita eterna in Dio.
Lei è stato davvero il nostro secondo papà, ci ha insegnato il rigore morale e ci ha dato una dimostrazione mirabile di come nella fede si possa vivere la croce.

E' stata un'emozione molto forte cantare il "Lux Aeterna" …. come l'ho ammirata anche in questa scelta!

Maestro le voglio bene e le voglio dire che ringrazio Dio di aver fatto, a noi cantori, questo dono grande di averla incontrata sulla nostra strada. Il suo ricordo rimarrà per sempre indelebile nei nostri cuori.