Lettera al Maestro

Lettera al Maestro

Fabrizio Casadei

Caro maestro,

solo ora mi sono deciso a darti del tu. Me lo avevi chiesto più di una volta durante i piacevolissimi incontri a casa tua. La malattia, seppure implacabile, non riusciva ad intralciare le lunghe conversazioni nelle quali, anzichè il dolore e la tristezza, emergevano prepotentemente le gioie che il coro ci aveva sempre regalato. Ti davo del lei, per rispetto e devozione nei tuoi confronti, e tu mi rimproveravi bonariamente. Il corpo quasi immobile, lo spirito desto e in continuo movimento come ai bei tempi, sentendo vicino il momento del passaggio ti concentravi sulla sostanza delle cose, andavi alla radice, vedevi chiaramente ciò che conta, levando il superfluo. Vedevi il legame profondo. Il tempo passato, tanta strada percorsa insieme, il gruppo come una grande famiglia, innumerevoli dolci fatiche chiamate prove di canto, concerti, celebrazioni liturgiche… Dopo tutto questo, non rimaneva altro che darsi del tu, abbracciarsi e ringraziare la bontà divina. Così hai fatto, fino all'ultimo. Non ti ho mai visto mancare il sorriso e questo è uno dei tuoi tanti insegnamenti.

Ora che sei in Paradiso, sento il bisogno di dare la mia testimonianza e di renderti omaggio. E' un atto d'amore e di riconoscenza.
Hai vissuto all'insegna del servizio, alla luce di una fede convinta e mai scontata. Ti abbiamo ammirato, perché eri ricco dentro; ti abbiamo voluto bene, perché eri un generoso che non si risparmiava mai.
Ci hai accompagnato come persone, non solo come cantori. Ci hai aiutato a crescere o forse siamo cresciuti insieme, perché tu sei sempre stato giovane fra giovani, il degno direttore dei "Ragazzi Cantori".
Di carattere schivo e poco propenso ad apparire, ponderavi ogni cosa e scavavi in profondità, per poi dare spazio ad un cuore che non conosceva confini.  
La tua energia era linfa vitale per il gruppo. Eri un trascinatore alla tenace ricerca del miglioramento, una guida carismatica dallo spirito inquieto e burrascoso. Non ti fermavi mai. Ti ho ancora negli occhi, quando affrontavi entusiasta sfide sempre nuove e affascinanti; quando facevi scelte ardite, che suscitavano timori, mugugni e incomprensioni e che si rivelavano puntualmente vincenti.
Se alcune volte ti mostravi ombroso e spigoloso, altre eri conciliante e coinvolgente.
Le tue sfuriate erano salutari: scuotevano, facevano tornare nei giusti binari della serietà, compostezza e concentrazione noi giovani cantori, spesso e volentieri rumorosi e distratti.
D'altra parte il tuo affetto, la tua dolcezza e premurosità ci accarezzavano, ci facevano sentire a casa.
A noi piacevi così com'eri, anche quando perdevi la pazienza o ti scoprivamo fragile ed emotivo.
Quante immagini balenano alla mente…
Il tuo inconfondibile umorismo, la tua predilezione per la battuta ed il gioco di parole, le tue smorfie e le tue caricature ci mettevano di buon umore e servivano a sdrammatizzare.
Mi piace ricordare quando suonavi il vecchio e scassato harmonium della sala canto, salutando con una battuta chi arrivava alla prova, brontolando contro l'anonimo cantore che ne scombinava sistematicamente i registri oppure intonando a sorpresa buffe canzonette.
Scherzavi volentieri, ma al contempo ti distinguevi quale fine ricercatore (quante perle hai scovato!), musicista acuto e dotato di spiccata sensibilità artistica. Il pathos di certe nostre esecuzioni trae origine dalla tua direzione. Il tuo insaziabile amore per la bellezza e l'arte ha lasciato in noi un'impronta indelebile.
Poi sono arrivati gli anni della malattia. La tua splendida famiglia si è stretta attorno a te ed avrà certamente assistito a momenti di difficoltà. Noi siamo rimasti impressionati dalla  forza con cui hai affrontato le avversità. Solo una fede incrollabile e un cuore immenso potevano reggere così tanto e così bene.
Infine i lunghi giorni in ospedale: l'ultima ripida salita, sempre più vicino a Cristo nel Calvario. Tutto veniva meno, anche la voce, ma non il soffio vitale del tuo spirito. Ed il Signore ha pensato di chiamarti a Sé in un giorno di festa, mentre molti di noi si trovavano insieme a cantare il "Sicut cervus" a Messa, segno di comunione vera e santa.
Con un canto, che tu stesso hai scelto, ti abbiamo salutato ed abbiamo pregato per te. Le note sublimi del "Lux aeterna" hanno squarciato il silenzio e sono divenute esperienza mistica, irradiando i nostri cuori. Un inno di fede e speranza cristiana che si riverbera sul nostro domani.
Tanto abbiamo condiviso con te. Di tutto ringraziamo Dio.
Avevi un amore sconfinato per il coro. Traspariva quando ti trovavi in mezzo a noi. Ci arrivava anche quando eri malato, distante fisicamente ma a noi intimamente legato: presenza viva, fatta di consigli e incoraggiamenti. E' nata dal tuo eccezionale intuito la scelta di quel "Cantate Domino" che si è dimostrato spunto fondamentale per uno dei nostri successi più belli. Una firma inconfondibile, l'ennesimo dono al gruppo.
In questi ultimi anni in cui la tua assenza fisica si faceva sentire, mi sono spesso chiesto che cosa rappresentassi per me e per gli altri cantori. Un padre? Un amico? Per i più giovani un nonno? Non lo so. Di sicuro sei unico e speciale. Sei stato, anzi sei un meraviglioso compagno di viaggio. Eri il nostro maestro quando ci dirigevi. Sarai ancora con noi e ci sosterrai, accanto a don Enrico, vicino a Gesù e alla Madonna, che preghiamo col canto.
Ciò che hai seminato produce molto frutto. Il testimone è passato al successore più degno cui potessimo aspirare. La tua eredità è importante , è un tesoro che non deve andare disperso. Noi Ragazzi Cantori di San Giovanni, i tuoi ragazzi, ci impegneremo affinchè ciò non succeda, fiduciosi in quella Provvidenza che non ha mai mancato di aiutarci e in cui tu credevi fermamente.  

Grazie maestro. Non ti dimenticheremo, sempre uniti nel cantare la lode al Signore.

Cantate Domino canticum novum...