Alle 9,30 al Caffè Bergamini

Alle 9,30 al Caffè Bergamini

Elisa Cotti

E' difficile per me dare un contributo sul maestro, seppur in cuor mio assolutamente doveroso.
E' difficile perché mettersi a tavolino e spiegare i tanti sentimenti contrastanti che vivo e che ho vissuto in questi anni è molto complesso.
Io sono stata nel primo gruppo di ragazze che grazie a suor Benvenuta e al maestro è entrato nel coro. Da quel giorno non sono più uscita, non mi sono più allontanata, nemmeno quando sono nati i miei figli. In pratica è una vita che, io come altri, appartengo al coro. Proprio per questo parlare del maestro cercando di essere anche un po' sintetica e non banale è davvero un'impresa.
Ho letto i contributi di chi ha scritto prima di me e sono tutti veri, commoventi, ciascuno ricorda aspetti del maestro che ogni volta ce lo rendono nuovamente vivo e in mezzo a noi.
Come dicevo prima i miei sentimenti sono contrastanti quando penso a lui, a tutto quello che abbiamo vissuto insieme, a quello che mi diceva, a quando mi chiamava "Lisetta" o "Lisa dagli occhi blu" accennando alla canzone (solo lui mi ha mai chiamato Lisetta, ed era così dolce!), alla sua malattia, a quando ci ha lasciato. Sono arrivata a scrivere solo ora perché prima non me lo sentivo proprio, anche se il suo "arrivederci" è stato preannunciato, non certo un "fulmine a ciel sereno". Non si è mai pronti per certe cose, soprattutto se si perde  qualcuno a noi molto caro.
Chiudo gli occhi per un momento e come per incanto me lo ritrovo davanti, mi capita spesso ed è una sensazione dolce.
E' nitido il ricordo, vivido, così come pieni di vita vedo i suoi occhi, il suo sguardo profondo mi entra nell'intimo e mi commuove, riempie i miei occhi di lacrime, sempre. Rivedo le sue mani che io ho sempre amato, delicate e discrete quando le poggiava sulle nostre spalle o ci riservava una carezza, forti e decise quando ci dirigeva. Erano mani che si facevano capire, che ci davano fiducia, erano mani che parlavano, mani fiere, mani sicure, che sapevano ciò che facevano, mani che ci hanno sempre saputo guidare senza schiacciarci.
Tante cose mi parlano di lui e me lo ricordano. Lo ritrovo in ogni angolo in sala prove: a sedere davanti all'harmonium scassato che chissà perché non ha mai voluto far aggiustare, alle prese con tutti i suoi spartiti, che accuratamente teneva in ordine, ma in un ordine tutto suo, perché in ordine di numero era troppo facile, era per noi ma non per lui!
Lo vedo la domenica mattina alle 9:20 in punto, con la sua giacchetta scamosciata che aspetta me e l'Alle per il consueto caffè da Bergamini, che quasi sempre ci offriva lui: ci siamo sempre sentite privilegiate in quel momento, così come quando ci regalò un diapason per insegnare le parti, io ai contralti e l'Alle ai soprani.
Lo vedo dietro al leggio quando, per stemperare momenti di tensione o semplicemente per "farne una delle sue", infilava il dito nel buco che c'è in mezzo, perché anche il leggio era scassato, ma era un oggetto che associavamo a lui ed è sempre stato perfetto così.
L'ho sempre guardato tanto, il maestro, quando ci dirigeva ma non solo, perché era affascinante, elegante e sobrio nei movimenti, nel comportamento, nel modo di approcciarsi alle persone.
Era una persona di quelle  che io definisco "delicate", perché aveva un animo nobile ed ogni suo sguardo era una carezza, scaldava il cuore. Non era mai fuori posto e non esagerava mai. Era un uomo schivo, non amava mettersi in mostra ma in gioco sì, si metteva in gioco continuamente, ogni volta che sceglieva un canto, ogni volta che decideva chi la domenica successiva avrebbe dovuto cantare salmo e versetto a Messa, ogni volta che scriveva le introduzioni ai canti che venivano poi lette prima dell'esecuzione in concerto, quando ha dato il nome al coro, quando ha scelto le nuove divise e le cartelline. Il suo zampino era ovunque, che lo si sapesse o no, ma non era un uomo invad

Era delicato.
Era delicato anche nel parlare, equilibrato, mai sterile, profondo, non parlava mai a sproposito e ci teneva che anche noi facessimo altrettanto. Ricordo che a volte ci lanciava occhiatacce quando capiva dove i nostri discorsi sarebbero andati a parare!
Era un uomo simpatico, ironico, sempre rispettoso e anche autoironico. Con lui ci si divertiva, soprattutto quando faceva finta di scandalizzarsi per alcune nostre battute e poi quando nessuno se l'aspettava rincarava la dose, e quando poi capiva di averla detta grossa faceva delle espressioni divertentissime e in un attimo salutava tutti e scappava a casa.
Quando penso a lui mi ritrovo spesso a sorridere, talvolta rido anche.
Pur nella sua eccezionalità però era sempre un uomo ed anche lui aveva dei difetti. Lo ricordo impulsivo, su certi argomenti non voleva sentir ragioni, faceva sentire in colpa chi mancava alle prove.
Se rileggo ciò che ho scritto fino ad ora mi rendo conto di aver realizzato il ritratto di un papà o di un nonno, non era nei miei piani ma credo che questo sia il risultato. In effetti il maestro ci ha insegnato tanto, ha saputo tener saldo un gruppo che non a caso ora chiamiamo "famiglia".
Ha tenuto tutti per mano e ci ha regalato tante cose, affetto, amore per la musica, disciplina, sincero e semplice fervore spirituale.
Quello che ci ha lasciato è una ricchezza vera perché non si esplicita in un "noi abbiamo" ma in un "noi siamo" e ciò che abbiamo ci può venir tolto, ma non ciò che siamo!
Noi siamo una famiglia, siamo un nucleo, siamo un'unica entità e proprio per questo il coro non si deve esaurire, noi abbiamo il dovere di preservarlo, non solo il diritto, così come per un cristiano esiste il dovere di preservare la vita, anche nei momenti di difficoltà ed evidente declino, poiché il coro, come la vita, è stato per noi un dono grande.
Il maestro ci ha lasciato il coro, noi ne facciamo parte, è un bene che dobbiamo custodire e lasciare ai futuri cantori dopo averlo fatto fruttare, ci è stato affidato direttamente da lui, è stato consegnato nelle mani di ciascuno di noi, adulti e bambini, abbiamo tutti la stessa responsabilità.
Tanti sono i pensieri, potrei tenere gli occhi chiusi per un giorno intero e non mi basterebbe per esaurire i ricordi e questo è un gran bene, significa che il Signore ci ha dato la Grazia di condividere col maestro gran parte della nostra vita!
Gli occhi sono ormai pieni di lacrime, lacrime di dolore per non poterlo più guardare negli occhi, non sentire più la sua mano sulla spalla, non avere più i suoi baci e abbracci sinceri e consolanti, non ricevere più il suo sorriso che nemmeno i tubi dell'ossigeno potevano nascondere, lacrime di gioia per aver avuto accanto a me un dono grande.

Grazie maestro, rimani con noi, avremo sempre bisogno di te.

La tua Lisetta