Ad Efrem

Ad Efrem

Luca Castelvetri

Incontrai il Maestro che non avevo ancora 13 anni nel 1976 dopo la Messa delle ore 10. Ricordo che mi avvicinai ai coristi per salutare qualche mio amico (allora i cantori si collocavano nel coro ligneo della chiesa), il Maestro mi sentì parlare, si avvicinò e mi disse:"vieni in sala che vorrei provarti la voce? Dal timbro direi che potresti diventare un buon tenore, e ne avremmo bisogno."
Io senza pensarci lo seguii, e iniziai così la mia partecipazione alla vita del coro. Mi fu dato un posto tra i tenori I e la cartellina n° 34, preparata minuziosamente dal povero Vittorio Serra.

Da allora il coro è stata una grande passione, e lo è tuttora; anche se da anni ormai non ne faccio più parte come cantore effettivo, mi sento ancora come se lo fossi. A chi mi conosce non sfugge il fatto che quando ascolto i canti dalla platea, non riesco a star fermo, fatico, sudo, mi emoziono come se fossi ancora in mezzo al coro.

Tanti anni di militanza in un gruppo lasciano il segno, e se la passione per la musica e anche una certa predisposizione al canto erano già innati in me, il Maestro ha saputo, come con tanti altri, farla crescere, maturare e arricchire. Ma oltre a questo, che comunque sarebbe già un ottimo risultato, Efrem non stato solo un Maestro di musica, ma anche e soprattutto un Maestro di vita, accompagnandoci con il suo esempio dall'età di ragazzini fino ad adulti, e genitori a nostra volta.
Questo è un fatto che caratterizza tutta la vita del nostro Maestro, che non era perfetto, come tutti aveva pregi e difetti, ma su una cosa non l'ho mai visto vacillare: l'importanza dell'esempio da lasciare ai suoi cantori, ragazzi e ragazze. Non ha mai fatto grandi prediche, discorsi complicati, lezioni di vita teoriche, ma ha sempre vissuto come diceva di essere, da noi pretendeva lo stesso suo impegno; con noi era rigoroso, ma lo era di più con se stesso, ma era anche sorridente, scherzoso e burlone. Si arrabbiava e ci tirava dietro il "cornelio" (una volta si spezzò anche in due), ma poi si scusava e quando le prove andavano bene la soddisfazione era tanta.

Ci ha cresciuto bene, e i frutti si vedono. In momenti in cui la mancanza di valori è evidente, quando si è propensi a scegliere le vie che si ritengono più facili e poco impegnative, il suo esempio accompagna chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.
Efrem è stato un uomo di profonda fede, lo ha dimostrato fino all'ultimo dei suoi giorni terreni. Ma anche per chi non ha un dono così grande come il suo, l'esempio che ci ha lasciato è comunque valido e percorribile. La rettitudine, il guadagnarsi i traguardi prefissati con la costanza e l'impegno, il rispetto della propria vita e quella degli altri, la lealtà e la coerenza sono valori che non hanno colore e dovrebbero essere patrimonio di tutti gli uomini e donne.

Questo è il lascito di Efrem, Maestro di musica e di vita.