Oltre la musica

Oltre la musica

Gian Paolo Bovina

 

Il Parroco Don Enrico aveva offerto a noi organisti attivi in parrocchia una cena "ad incastro" presso il ristorante La Posta: contava di trovare fra loro un successore al M° Bredolo nella direzione del coro di ragazzi. Il trattamento fu sontuoso, ma non sortì alcun risultato: nessuno di noi se la sentiva di assumere l'incarico, né aveva proposte. E d'altra parte il coro aveva intrapreso percorsi assolutamente impegnativi, come indicava la targhetta alla porta della sala di musica: «Bachmusikfreunde - Sangerknäben» (Amici della musica di Bach - Ragazzi cantori).
Ma la Provvidenza agiva, e tramite il Signor Rossi si era arrivati al Sig. Leonida Paterlini. Sapevo che il genere musicale cui era legato era la coralità perosiana, ben diversa dal barocco di J. S. Bach nel quale erano stati allevati i Ragazzi cantori, e temevo che queste differenze di impostazione e la gravosità dell'impegno l'avrebbero dissuaso dall'accogliere l'invito.
Il Sig. Paterlini invece accettò, e iniziò la collaborazione. Se l'inserimento riuscì, e in un modo così felice, fu certamente perché si incontrarono la buona volontà dei Ragazzi e la grande umanità del nuovo maestro, unita a una dote sulla quale, in particolare, vorrei soffermarmi.
Pur essendo i nostri contatti assai meno frequenti dei suoi con i cantori, mi accorsi che a suscitare il suo interesse era la sua grande "curiosità". Intesa ovviamente nel suo senso più alto, e cioè da un lato come interesse e sollecitudine per gli altri - o, meglio, per ciascuno degli altri -, che lo rendeva disponibile e amabile a tutti. Ma intesa anche nel senso di desiderio di sapere, di amore per la conoscenza,  che lo spingevano a indagare senza stancarsi l'arte musicale e a mettere costantemente in gioco quanto già acquisito.
Se il Sig. Paterlini accettò di guidare i Ragazzi, mi sembrò fosse anche perché lo stuzzicava la possibilità di far musica con uno "strumento" - un coro di sole voci maschili, dai bassi ai soprani - nel quale era raro imbattersi.
Fatta un po' di conoscenza, gli proposi di accompagnarmi ad assistere al Concorso internazionale polifonico di Arezzo, che si svolgeva tutti gli anni alla fine di Agosto, e al quale partecipavano cori di altissimo livello, europei ed extra. A differenza di altri, che avevano declinato perché soddisfatti di quanto già sapevano, o perché timorosi di risentire del confronto con quelle eccellenze, lui accettò subito. Rimase fortemente colpito dalla produzione corale moderna e contemporanea, e intraprese con entusiasmo lo studio di quel settore sinora a lui poco famigliare, che sarebbe poi divenuto una parte importante e di successo del repertorio dei Ragazzi cantori.
Una delle prime importanti uscite del coro, cui anch'io partecipai, fu la partecipazione alla rassegna corale di Loreto (Aprile 1980), cui i Ragazzi - così disse il conduttore introducendo la loro ultima esibizione - si presentarono "in punta di piedi" per poi rivelarsi "una bella realtà".
Una delle compagini soprattutto attirava l'attenzione del Sig. Paterlini, il coro del collegio dell'Abbazia austriaca di St Florian, erede di quell'istituzione presso la quale si era formato Anton Bruckner. Alla prima esibizione avevano eseguito un mottetto composto dall'organista che li accompagnava, Augustinus Franz Kropfreiter, valente compositore. Frequentavano la stessa nostra mensa, e vedevo che il Sig. Paterlini li adocchiava spesso. Finalmente, proprio all'ultimo pasto prima della partenza, egli si alzò da tavola e andò dritto da Kropfreiter: confabularono, poi vidi che quello spediva uno dei suoi cantori a prendere la partitura del suo mottetto per consegnarla al Sig. Paterlini, che ritornò al tavolo mettendo già il naso in quelle pagine.

Poco dopo lasciai San Giovanni, e i nostri contatti quasi si interruppero. Sarebbero ripresi, pur saltuariamente, all'epoca della sua malattia. E da alcune sue parole mi accorsi che, ancora, non si era spenta la sua curiosità, il desiderio - adesso - di conoscere direttamente la Bellezza, di vedere il volto di Colui del quale in vita aveva gustato e trasmesso agli altri il grande dono della Musica.