Un altro mondo ... possibile

Un altro mondo ... possibile

Lorena Barbieri

 

Quando ho sentito nel giugno 2010 i Ragazzi Cantori di San Giovanni ad un concerto in un paesino di campagna con un pubblico ridotto a poche decine di persone, mi è sembrato di entrare un altro mondo: musicalmente parlando un mondo assai diverso dallo scenario consueto di gruppi corali, parrocchiali e non, che si presenta all'orecchio dell'uditore che frequenta le nostre zone emiliane, e non solo.
Subito mi son detta "Ma che bravi! Così giovani! E che bravo direttore ad ottenere questi risultati!" Il mio stupore era dovuto sia alla difficoltà contrappuntistica del repertorio proposto, sia all'impasto timbrico raggiunto, nonché alla ricchezza dinamica ed espressiva. In poche parole ogni caratteristica musicale era estremamente curata fin nelle più lievi sfumature. Anche a stare molto attenti era faticoso trovare imperfezioni e sbavature.
Mi ripromisi di risentirli alla prima occasione e poche settimane più tardi andai al concerto di San Giovanni.
Si confermò quanto già avevo udito la prima volta:rafforzata dal fatto che tutto il repertorio è sacro. Questo coro si dedica esclusivamente al repertorio polifonico sacro o di ispirazione religiosa. Ed è un repertorio di alto livello: Palestrina, Bach, Mozart, Perosi,…
In realtà mi sono resa conto nei mesi successivi di lavoro con i Ragazzi Cantori (sono entrata a far parte del coro da ottobre) che l'ottimo risultato musicale, oltre alle qualità dei singoli cantori e dell'attuale direttore, è la naturale ricaduta di un lungo, paziente, serio lavoro pedagogico musicale, fatto nei decenni precedenti da Leonida Paterlini. Oltre al lavoro meramente musicale, ho potuto osservare un'abitudine alla serietà nell'affrontare la fatica dell'apprendimento: in altri ambienti corali si può scivolare nella depressione o nella semplificazione delle partiture, appiattendo tutto, o semplicemente si abbandona l'impresa perché, appunto, troppo complessa.

Avendo frequentato altri cori considerati pure "di buon livello" mi rendevo conto di quanta poca cura si metteva nel lavoro di prova. La caratteristica di molti gruppi corali è che la motivazione prima è l'aggregazione sociale: nobilissimo desiderio, ma che da solo non basta a fare buona musica, cioè musica che eleva spiritualmente. Quindi,spesso, si pensa alla musica dopo aver soddisfatto una serie di altre istanze non squisitamente musicali. Una volta trovati questi equilibri (definiamoli socio-affettivi) ci si occupa della musica.
La bella normalità, invece, di cui i Ragazzi Cantori  godono è il risultato di una combinazione felice di elementi di natura tecnica, didattica e liturgica. Ascoltando le numerose conversazioni di chi ha conosciuto e avuto come Maestro Leonida Paterlini, emerge come questo Musicista autentico, anche senza titoli accademici, abbia sempre dedicato energie ad un repertorio progressivamente più difficile, ma soprattutto alto, ovvero mai banale anche nei canti destinati all'assemblea dei fedeli. La musica che si faceva e si fa alle prove è una cosa seria e non un passatempo o uno svago. Infine, ma non certo per importanza, tutte queste scelte, intenzioni tradotte in fatti, erano, e sono tuttora, intrise di preghiera: per non dimenticare perché e per Chi si canta. La prova del sabato pomeriggio, ad esempio, per volere di Leonida Paterlini da molti anni inizia con la lettura del Vangelo ed un relativo commento a volte frutto della riflessione di qualcuno dei cantori. E ancora, due volte l'anno si svolge un ritiro spirituale guidato da un sacerdote sul servizio del cantore liturgico. 

In questi decenni Leonida Paterlini ha abituato i suoi Ragazzi Cantori a sane consuetudini musicali. Con tenace perseveranza (in certi periodi le prove erano e  tuttora sono quasi quotidiane), si è dedicato alla trasmissione di strumenti culturali che hanno permesso una formazione musicale di primo ordine ed anche una formazione cristiana di questi ragazzi, bambini, adulti…
Da insegnante di musica posso dire che il M° Paterlini ha compiuto un'opera didattico-musicale di dimensioni impensabili per una realtà come quella emiliana, come quella italiana.
Credo che Leonida Paterlini abbia lasciato un eredità di difficile da mantenere: per i Ragazzi Cantori  e il loro attuale Maestro il compito è arduo sia per impegno tecnico che liturgico. Ma da questi mesi passati a far prova, alle varie celebrazioni, ai ritiri con questo strepitoso coro ho percepito con chiarezza che il Maestro ha lasciato anche una eredità ricca di tesori: tra i più preziosi quello di aver trasmesso ai suoi Ragazzi che la musica, ed in particolare quella sacra, è un'arte sublime, non uno svago. Un'arte da affrontare quindi con rispetto ed impegno adeguati: perché la si ama, perché si sa che chi ascolta può ricevere molto.
Leonida Paterlini ha creato un circolo virtuoso: giovani e giovanissimi che incanalano tutte le loro energie esplosive per rendere servizio alla vera bellezza e a Dio.

Sento di poter affermare che il Maestro Paterlini ha davvero lasciato un segno prezioso creando questa bellissima realtà musicale e di servizio alla Chiesa. Un segno, un tesoro musicale e morale che va conservato, preservato nella sua forma più bella da chi lo ha ricevuto e ha il bellissimo compito di trasmetterlo alle nuove generazioni.