Grazie maestro

Grazie maestro

MONS. GIOVANNI  SILVAGNI
Vicario Generale

Prima del mio ingresso in seminario mi occupavo del servizio dei ministranti ed ero quel che si dice il cerimoniere della collegiata. In questo ruolo iniziai ad interagire con il Maestro Paterlini per la preparazione delle celebrazioni principali. Egli era molto grato di questo collegamento tra la regia della celebrazione di cui io ero esperto (e che lui fingeva di non conoscere) e quello più specificamente canoro. Anche nella scelta dei canti mi consultava volentieri, senza che io sia mai riuscito a capire se lo facesse apposta per coinvolgermi o per suo reale bisogno o interesse.
Da questo suo stile ho apprezzato il desiderio di comunione che traspariva, tra i diversi protagonisti della celebrazione: non voleva che il canto fosse vissuto solo come un intermezzo della celebrazione liturgica, per quanto prestigioso e qualificato, ma ne fosse elemento integrante. Ma attraverso questa attenzione voleva qualcosa di più: voleva che la celebrazione fosse espressione di una reale comunione di tutta la comunità cristiana di Persiceto.
Per ovvi motivi il coro poteva sembrare in seno alla comunità una società esclusiva: frequentarsi con tanta assiduità, interagire tra le diverse età, l'avere grande visibilità e prestigio tra il riconoscimento unanime della cittadinanza, caricava l'appartenenza al coro di una certa aurea. Il coro non era per tutti… e -  nelle distinzioni nette che la giovane età incoraggia e il paese di provincia alimenta - c'era poco da dire: o eri del coro e non eri del coro!  Se questo era per un certo aspetto inevitabile, dall'altro il Maestro non si rassegnava a divisioni e steccati, ad estraneità e diffidenze. E coltivava ponti. E forse sognava un grande coro, fatto da tutti, non diretto necessariamente da lui, ma dove tutti comunque avessero una voce e una parte. Credo che solo adesso questo desiderio lo veda realizzato pienamente perché dal suo osservatorio di tutto riguardo vede e sente le nostre umili voci unirsi senza stonature all'immenso coro degli angeli e dei santi che cantano in eterno la gloria di Dio.
In quegli stessi anni frequentavo le superiori a Bologna, e alla fine degli anni 70 erano più i giorni di sciopero che quelli di lezione. Così spesso avevo improvvisamente una mattina libera e il primo treno per tornare partiva solo alle 10,45. Dove andare? In stazione c'era un posto caldo e accogliente, con una compagnia assicurata e divertente, dove eri accolto sempre come un figlio: non era né il bar né la sala d'aspetto di seconda classe ma lo studio di lavoro del Maestro Paterlini, al piano terra del Piazzale Ovest. Quante conversazioni, lunghe interessanti, tra il disbrigo di una pratica e l'altra …. Mi chiedeva un sacco di cose, si interessava a tutto; poi parlava anche di se, del suo lavoro, dei suoi impegni, e il tempo correva veloce, fino alla partenza del treno.
Ho conservato un grande ricordo di quegli anni, anche se - diventato prete ormai 25 anni or sono - la mia vita liturgica e parrocchiale si è svolta altrove e i contatti col Maestro Paterlini sono andati scemando. Come accade spesso, constato anche in questo caso cosa significa poter dire solo grazie del gran bene ricevuto, con la coscienza di non averlo potuto ricambiare a dovere. Ma il nostro modo di ricambiare non è restituire il bene a chi ce lo dona, ma farlo circolare, e questa è una partita ancora aperta. Non si può ricordare il Maestro Paterlini, senza un tuffo di gioia nel cuore, senza una volontà di bene, senza il desiderio della bellezza e dell'armonia, senza un sorriso e uno sguardo positivo sulla vita, senza un richiamo forte e affettuoso alla serietà dell'impegno e al valore del sacrificio speso per una grande causa. Di questo, sono sicuro, anche lui è contento.