Saluto di don Marco alla IX Rassegna Città di Persiceto

"Quando anderemo fora, fora de la Valsugana…"

Saluto di don Marco ai cori partecipanti alla IX Rassegna Citta di Persiceto

Questa è una serata bellissima, che ha il colore delle genziane  e il profumo delle pesche col vino bianco.

Questa è una serata che trasforma il rombo del terremoto, che ha squassato questa terra, in una musica soave, condivisa, solidale, amichevole e sempre bella, perché dove c'è musica vera c'è sempre bellezza.

Una serata in cui voi cari amici di Pergine, ci consolate e dimostrate che vi siete resi conto che il Terremoto che molti di noi hanno ancora nelle orecchie e il cui tremore abbiamo ancora nel cuore, poteva diventare occasione di rinsaldare i vincoli di amicizia e di concreta solidarietà che ci legano fin dagli inizi del secolo scorso, grazie almaestro persicetano Giovanni Serra che ha diretto la banda di Pergine dal 1900 al 1933.

Questa è una serata preziosa, perché in questo teatro che per noi oggi è anche luogo della celebrazione della Santa Messa, si evidenzia e prende corpo in modo differente ma conseguente alla Messa, il più bello di tutti i misteri, la comunione, quella che Dio ha stabilito con noi in Cristo e quella di chi, credente in Cristo, stabilisce con gli altri.

Questa, si è una serata di comunione, di amicizia, di solidarietà e di bellezza.

E ci accomuna la Musica, il canto, musica la quale da sempre ha il potere misterioso di zittire la Paura, come ci hanno insegnato gli alpini che combattendo sui monti hanno composto e cantato melodie stupende.
Ce lo hanno insegnato le mondine, che combattevano mille fatiche e paure cantando cori potentissimi nel duro lavoro delle risaie.
Ce lo insegnano le ninna nanne che da sempre, e non più oggi purtroppo, hanno accompagnato tanti di noi dalla paura del buio al sonno sereno e ristoratore, al suono dolce anche se stonato della voce della mamma.

La musica è un contenitore efficace, assoluto, un contenitore tra i più belli di tutte le più belle rivelazioni di Dio e dell'uomo.
La musica è come la verità, emergendo dimostra sempre bellezza e mai superbia.
Ne facciamo esperienza spesso, le verità che non si possono abbracciare, che non toccano l'umano più autentico e profondo, sono fasulle, fasulle come una fede che non da gioia, non da sollievo, non da speranza.

E anche la musica trasmette emozioni e ci edifica quando trasmette l'interiorità di chi la scrive e la interpreta e la sposa all'interiorità di chi la ascolta.

E' un incontro di sensibilità e di anime, efficace nella misura in cui ci si rende disponibili a questo dialogo.
Generiamo suoni ma se diventano musica è perché mettiamo in quei suoni e in quelle parole tutto di Dio e il meglio di noi stessi, mettiamo in quei suoni e in quelle parole i colori migliori della nostra anima, la nostra Fede, i nostri valori, la memoria (penso all'inno di Pergine), e ne facciamo offerta, sacrificio, preghiera e dono.

E così chi ascolta, riceve molto più di una armonia.

Ho pensato cosa hanno in comune le nostre comunità? 
La Valsugana e la Valle Persicetana.
Beh le somiglianze sono ardue.

La terra non sempre ci unisce.
Noi forse lo abbiamo pensato quando c'era il terremoto: la terra trema, eppure è la nostra terra, la madre terra, noi la curiamo ed essa ci dà il pane, ma ora ci ha tradito.
Anche la montagna, che noi padani amiamo moltissimo, dove cerchiamo respiro, montagna che (potendo!) con amore e tremore esploriamo, scaliamo, contempliamo, anche la montagna è capace di spaventarci fino a darci morte.

La terra non sempre unisce, fa parte della vita, contiene e quindi contiene anche  un mistero di dolore, di Peccato.
La terra è questo, e la conosciamo bene, ma il progetto viaggia sulle nubi, è Gesù il progetto, la salvezza, il cielo di Dio unisce, e  il cielo ci permette anche di cantare la Bellezza della Terra.

Allora in comune tra Pergine e Persiceto abbiamo lo stesso cielo, abbiamo le stesse attese, le stesse altezze da scalare, le stesse difficoltà di vita, le stesse paure, le stesse fatiche, ma anche le stesse speranze.
L'uomo se alza lo sguardo, desidera comunione, e allora ecco che stasera è una sera dallo sguardo alto.
E un buon linguaggio per realizzare lo sguardo alto da cui nasce la comunione è la musica.

Essere qui lo dimostra.

Quattro cori Calicantus, Castel Pergine, Ragazzi Cantori e Cat. Gardeccia, quattro cori come quattro venti, mossi dagli angeli per radunare, per formare un cuore solo, un cuore che non trema più, che comprende che gli scenari più duri della vita non sono il punto focale, ma strade per trovare il criterio interpretativo giusto.
Per capire che anche una disgrazia come il terremoto può diventare una grande occasione.

 

Nel programma di viaggio di questa trasferta "fora de la Valsugana" c'è scritto:"
S.Messa prefestiva, nel teatro-chiesa"  .
Mi ha colpito l'espressione teatro-chiesa.
E' rivelatrice di ciò che oggi ci è accaduto, un popolo di spettatori diventeranno comunità.

Le storie dei nostri cori e dei nostri paesi si sono incontrate grazie a uomini capaci e di animo grande come il maestro Serra, il Maestro Paterlini, il maestro Graziani, e se anche la storia, impietosa storia, spazza via anche le persone più belle, resta l'amore, l'amore capace di riunire, resta il cielo che questi uomini hanno saputo portare, con la loro arte, la loro Fede e  la loro dedizione, qui sulla terra.

E questo è il mestiere degli angeli.

 

Grazie.