CRONACHE PESARESI

di Jenny Foschieri

 

Ciò che segue è il resoconto di una tre giorni corale ,la mia prima in assoluto ne  "I Ragazzi Cantori",vista dal mio personalissimo punto di vista. Riferimenti a fatti e persone realmente esistenti sono assolutamente voluti.

La trasferta inizia presto. Ci troviamo venerdì mattina  nel parcheggio del pattinaggio alle 7.30. Il freddo è di quelli assolutamente straordinari per Ottobre e le previsioni ad Urbino danno neve. L'aria gelida ci congela i movimenti, siamo tutti un po' assonnati ma in fondo tutti molto entusiasti di  partire.

Gallo a pesaro

Avevamo capito subito che sarebbe stata un'ardua impresa. Iniziamo a chiedere la sosta in Autogrill appena entrati in autostrada e ,nonostante alcune ragazze minaccino serie espansioni vescical, Gallo imperterrito ci dice che se ci fermiamo sforiamo la tabella di marcia.

In pullman mi accorgo subito che la tecnologia moderna,in particolare  l'Ipod e il lettore Mp3 hanno rivoluzionato l'era dell'"Azzurro" cantato da tutta la combriccola tipo pubblicità della Travelgum o le sigle dei cartoni animati che animavano le gite delle elementari, a favore dell"isolamento collettivo". Ognuno è assorto nelle proprie cuffiette ad ascoltare la propria musica. Avendo il lettore Cd rotto e non possedendo strumenti di ascolto più evoluti, mi sento un po' "out"  e anche un tantino pesce fuor d'acqua perché non so effettivamente come passare il tempo. Mi  immergo un po' nei miei pensieri mentre qualcuno si riprende e si ristabiliscono i contatti sociali. Piero lancia quello che sarà il tormentone degli spostamenti in pullman ovvero "Raffaella è mia", perla pop del cantante (?) Tiziano Ferro. Egli ci fa notare come durante la canzone il "sì" venga pronunciato alla tedesca tipo "zii ziii" e manipola a tal punto le nostre menti che ad ogni conversazione nessuno riesce più a dire "sì" normalmente. Il resto è condito da un altro passaggio  molto intenso del testo di tale canzone : "Arriva! Sposta tutti i  mobili!".

Puntuali come svizzeri giungiamo all'Hotel des Bains, nome trés chic, e scopro a cosa si deve tale nome. Abbiamo di fronte la bellissima scultura di Pomodoro e il mare! Les bains, infatti, non sono altro che i bagni classici delle spiagge romagnole. Mi soffermo a pensare quanto siano astuti gli albergatori marchigiani, probabilmente ispirati dai vicini romagnoli. Vuoi mettere chimarlo Albergo dei Bagni? Istintivamente uno pensa ai servizi igienici e lo collega ad una bettola. Questo hotel, invece, è davvero di classe; la sala d'aspetto a cui arriviamo è davvero elegante e accogliente con tanto  di divani in pelle rossa. Siamo così in anticipo che le nostre camere non sono ancora pronte e dobbiamo aspettare che finiscano di pulirle. Giustamente Gallo è l'ultimo a cui assegnano la camera.

Appena sistemati andiamo a fare le prove nella cattedrale di Pesaro, dove canteremo la sera, che è davvero vicina all'albergo. Scopriamo cheil nostro concerto è addirittura segnalato sul "Resto del Carlino" e ci sentiamo molto emozionati per  aver  valicato i confini regionali.

Hotel

 

Al ritorno dalle prove ci attende un pranzo davvero sontuoso: bis di primi (con lasagnette  ai porcini con tartufo!), arrosto, panna cotta ed iniziano ad essere svuotate svariate bottiglie di vino.

Finiamo di mangiare che sono quasi le tre del pomeriggio.

Una nota a parte merita la sala in cui vengono serviti pranzi e colazioni: lampadari di cristallo, tavolini apparecchiati come ai matrimoni e quadri che riproducono le più famose opere di Rossini. Già, perché siamo a Pesaro ed è la città del grande compositore, peccato che il coro si scopra terribilmente ignorante in materia. Qualcuno, infatti, commenta il quadro vicino al mio tavolo con una scena tratta da "La gazza ladra" con:

"Ma cosa fa quella cornacchia nel quadro?"

E non aggiungo commenti.

Nel poco tempo libero prima del concerto alcuni dormono un pochino, alcuni fanno passeggiate lungo la spiaggia . Il mare è mosso per il forte vento e crea onde potenti e fragorose, del resto c'è uno splendido sole che gli conferisce sfumature chiare e continuamente cangianti. Non fosse l'Adriatico penserei di essere in Messico. Mi perdo a cercare conchiglie integre e soprattutto a guardare quante chele di granchi ci siano abbandonate sulla spiaggia, senza corpo intendo. Mi rendo conto che sono davvero diverse tra loro per forma, colore, grandezza. Cosa a cui non avrei mai fatto caso se una mia carissima amica non mi avesse detto di aver comprato un collezione di granchi dell'Adriatico imbalsamati e costati, per altro, una fortuna.

Ci prepariamo per fare un giro per Pesaro e in fondo, visto che siamo in gita, sarebbe brutto non approfittarnee poi Marco tiene a farci visitare il prestigioso Conservatorio nel quale insegna.

Conservatorio

All'entrata ci attende bonaccione, seduto comodamente in poltrona, il buon Gioacchino, o per meglio dire una sua fedele riproduzione in bronzo al di sopra di un alto basamento in marmo come a contemplare i suoi eredi. Devastiamo questa atmosfera solenne creando una confusione bestiale e facendoci fare almeno 20 foto di gruppo  attorno alla statua.

 

Mi sono sempre chiesta come fosse un Conservatorio all'interno, è sempre stato uno di quei luoghi dal fascino potente e misterioso e mi rendo conto che è un luogo davvero incredibile: stanze insonorizzate in cui ognuno suona qualcosa, chi l'organo, chi il pianoforte e si sentono suoni di ogni tipo arrivare dalle porte lasciate aperte. Marco ci mostra all'opera una   allieva, che fa finta di essere stata colta alla sprovvista (secondo me era in realtà tutto preparato) e ci suona uno stralcio del brano che stava provando. Davvero bello.

Torniamo verso l'albergo per  prendere le divise  che sono quasi le 20, quelli che ci avrebbero raggiunto con mezzi propri sono ormai tutti arrivati, manca solo Marco Caretti. Sappiamo che per lavoro è in fiera a Parma e che partirà di là verso le 18:30  arrivando il prima possibile. Faccio un breve conto mentale di quanti chilometri separano Parma da Pesaro e mi sembra una diagonale davvero lunga, anche se è tutta autostrada. Mi chiedo se potrà davvero arrivare in tempo per il concerto, quand'ecco che vediamo la sua macchina che sta per essere parcheggiata di fronte all'hotel. E' toto- scommessa sulla media oraria e su quanti autovelox  abbia bruciato,considerato che, come scopro in seguito, non ha il navigatore satellitare tom-tom in dotazione. A questo punto ci siamo proprio tutti, mancano solo gli assenti annunciati:la Titti,il Fabri e Andrea Risi.

Siamo in piedi dalle 6 di mattina , siamo stati a lungo in giro e ci manca il riposo ma non immaginiamo che questo sarebbe divenuto "Il Concerto dei mancamenti".

A titolo di cronaca ecco il programma della serata:

 

E. Grieg                                   "Ave Maris Stella"

M. Baumann                              "Ave Maria"

A. Lotti                                     "Crucifixus"

G. P. da Palestrina                    "O Bone Jesu"

F. Poulenc                                 "Hodie Christus    natus est"

A. Kubizek                               "Gloria "

T. L. Da Victoria                      "Vidi Speciosam "

M. Duruflè                               "Sanctus"

G. Coral                                   "Inclina Domine"

J. Busto                                   "Pater Noster"

M. Lauridsen                            "O nata Lux"

W. A. Mozart                           "Inter natos Mulierum"

 

Concerto

Inizia il concerto, ci rendiamo conto fin dai primi canti  di non essere freschissimi  e anche un po' deconcentrati. In uno dei canti più critici, il "Gloria" di Kubizeck, con la coda dell'occhio vedo che davanti a me Leonora sta lentamente ma inesorabilmente cadendo in diagonale addosso alla Laura, che prontamente attenua con la spalla la caduta. Avendo visto tutta la scena capisco che è solo un banale svenimento e mi precipito a fare l'unica cosa che sipotesse fare,ovvero sollevarle le gambe. Devo essere stata veramente molto rapida, perché tempo che tutto il coro si accorge dell'accaduto, la Pele non vedendomi in fila inizia a mettere in giro la voce che ero svenuta io. E' presto chiaro che se anche io sono tranquilla, non lo sono i vari genitori in sala e in poco tempo si scatena il panico. Vorrei però raccontare come si sono succedute la vicende viste dai miei occhi. Appena Leonora tocca terra  una task force di medici le si raggruppa attorno e mentre io le sollevo le gambe la scena è che arrivano in successione: un  uomo col cappotto verde, uno col giubbotto bianco e la Dott.ssa Lanzarini, mamma dei coristi Bertusi. L'uomo col cappotto verde inizia ad esporre le sue opinioni alchè l'uomo col giubbotto bianco dice:

"Lasci fare a me, sono un medico!"

E l'altro replica:

"Ma anche io sono un medico!"

La Dottoressa aggiunge:

"Mi sa che siamo in tanti…"

Effettivamente penso anche io che tre medici per una semplice sincope vasovagale non si siano mai visti e mi sembra anche buffo pensare ce ne fossero così tanti in sala.

Dopo alcune discussioni e rassicurazioni  a Leonora, che comunque si era subito ripresa, il medico col giubbotto bianco si accorge della mia presenza e dice:

"Le abbiamo anche già sollevato le gambe..bene bene.."

Almeno mi sento un po' utile.

Presto la situazione si ristabilisce, ci ricomponiamo e ripartiamo. Arriviamo in modo molto dignitoso quasi verso la fine del concerto quand'ecco che Luca, rimasto probabilmente troppo colpito dal cedimento di Leonora, si fa prendere da un piccolo svenimento e viene portato fuori. Marco, completamente in trance agonistica e assorbito dalla direzione, non se ne rende conto ma non appena vede arrivare la Cristina a gran velocità capisce l'accaduto. Rompiamo di nuovo le righe e, dopo aver appurato che la situazione è sotto controllo, finiamo il concerto ed eseguiamo anche il bis. Incredibile ma in qualche modo ce l'abbiamo fatta.

Raggiungo la mia amica dei granchi, Romina, che è venuta apposta da Montecchio per sentirci. Mi chiede subito se abbiamo mangiato qualcosa di strano. A mia risposta negativa mi chiede allora se era una gag preparata, perché non sembrava nemmeno una situazione reale e comunque ci fa i complimenti. Chiedo  all'Alle che mi conferma che questo sia stato il concerto più surreale della storia  del coro e modestamente "io c'ero!".

Finita la fatica tutti a mangiare una bella pizza napoletana doc. Del resto,siamo a Pesaro,no?

Torniamo in albergo che è l'1.30 passata ma non tutti  cedono alle irresistibili  braccia di Morfeo, c'è chi rimane sveglio abbastanza da pensare addirittura di fare scherzi telefonici con i numeri interni delle varie camere ,non troppo apprezzati peraltro dai riceventi.

Ci svegliamo il sabato mattina senza  aver recuperato del tutto le forze dal giorno precedente. Facciamo le prove in chiesa e le persone che transitano si fermano ad ascoltarci poi celebriamo la Messa. All'uscita l'Alle e Gallo si fermano nella prima farmacia a cercare qualche prodotto per la gola e segnano, senza saperlo, un momento fondamentale per la storia dei cantori. Trovano un rimedio naturale dall'efficacia sorprendente che darà i suoi effetti al concerto la sera stessa, specie nell'assolo dei tenori durante l'"Hodie Christus natus est". Tale portento è uno spray a base di erisimo, miele ed altre erbe. Peccato che Gallo, interrogato sul contenuto e non ricordandosi bene, abbia detto a qualcuno che era a base di benzene. E anche piuttosto seriamente. Il mirabile ritrovato che l'Alle adocchia sul banco della farmacia e che fa notare a Gallo , che successivamente si prenderà tutto il merito, si chiama "Happy Voce". Non leggendo attentamente l'etichetta,un po' bislacca in verità, Gallo dice a tutti di aver comprato tale "Happy Vòus". La Cotti, chiedendo accertamenti, fa notare che non è una parola inglese ma c'è proprio scritto "voce" e non, semmai, "voice". Errore di stampa? Non lo sapremo mai, anche perché la riposta di Gallo a tale osservazione è la seguente:

"Ma dove lo fanno?In Italia?"

La Cotti leggendo l'etichetta afferma:

"Sì. A Crespellano."

"Allora vedi,te l'avevo detto,si dice "Happy Vòus!", è di Crespellano.."

Data la logica schiacciante nessuno osa contraddirlo e rimarrà sempre "happy vòus", visto che ci rappresenta anche di più.

Dopo un altro pranzo nuziale in albergo partiamo per Pergola, bellissimo paesino medioevale sulle colline, in cui avremo il concerto quella sera. Arriviamo per fare le prove nella chiesa della rassegna, dedicata a Sant'Orsola. Non posso fare a meno di pensare ,vista la sera precedente e con un nome del genere, cosa potrà succedere al concerto. La chiesa  è stata abbandonata per moltissimi anni e da poco iniziati i lavori di restauro. Nella luce quasi inesistente dell'illuminazione l'unica cos che  vediamo bene sono gli affreschi della cupola in uno stato orribile, decisamente inquietanti. Ci guardiamo tutti un po' perplessi mentre la Martina alle mie spalle dice:

"Ma è uguale a quella de "L'esorcista"!

  Iniziamo  bene…La chiesa è davvero molto piccola e i palchetti sono davvero stretti e instabili. Temo fortemente per il "Rondes" in cui dobbiamo inclinarci di lato. Sono l'ultima della fila e alla mia sinistra si apre il baratro, se perdo l'equilibrio è un grosso problema. I miei timori si riveleranno fondati perché io mi salverò con un colpo di reni mentre Giulio sarà salvato da Bovo.

Ci rifocilliamo in un pub ed è già tempo di cambiarsi. Alla rassegna ci sono tre cori; uno è quello che ci ospita e che non canterà,l'altro è un coro di Mercatello sul Metauro, poi ci siamo noi. Ovviamente  nella chiesa non ci stiamo tutti e bisogna stare in piedi. Il primo coro viene presentato con un curriculum impressionante e con enfasi,temiamo di poter sfigurare.

Finita la loro esibizione li vediamo tutti molto contenti e soddisfatti, sinceramente qualcuno ci prende anche in giro perché  siamo "vestiti tutti uguali". Probabilmente sembriamo un coro serio.

Il nostro programma è il seguente:

 

J Arcadelt/P. Dietsch    "Ave Maria"

J. Busto                         "Pater Noster"

O. di Lasso                     "Ut queant laxis"

G. Coral                          "Inclina Domine"

A. Kubizek                     "Gloria "

F. Gruber                       "Stille Nacht"

M. Lauridsen                   "O nata Lux"

F. Poulenc                       "Hodie Christus natus est"

F. Rabe                          "Rondes"

 

 

Andiamo tutti a cambiarci per il rinfresco pantagruelico. Appena inizio a mangiare però mi si presenta un'occasione molto più ghiotta di quello che ho nel piatto. Un gruppo di inglesi sta facendo i complimenti a Caretti ed è inutile, non resisto, devo fermarmi ad ascoltare. Errore fatale, perché Caretti ne approfitta prontamente per tirarmi in mezzo e mi lascia in balia di un deliziosa signora inglese che però mi racconta quasi tutta la sua vita. Scopro in effetti cose interessanti;lei e suo marito sono del Lake District e hanno comprato casa nelle colline tra Pergola e Pesaro con l'intento di trasferirsi definitivamente in Italia entro breve, al momento della pensione, per curarsi dall'artrite. Incredibile, io che ho sempre pensato che il Lake District fosse un posto meraviglioso e avrei voluto passarci la vecchiaia, mi rendo conto che forse l'erba del vicino è davvero sempre più verde. Questa signora,mentre io mi rendo conto che il mio inglese si è paurosamente arrugginito, mi spiega anche che l'acustica nella chiesa era molto strana, infatti si sentivano le voci singole dei cantori. Per questo fa i complimenti all'Alle, che ha una maglietta con scritto FLYING PIG, a Caretti e a Emanuele, dicendomi che in Inghilterra è molto frequente far fare un assolo ad una voce bianca. A questo punto mi rendo conto che il tempo sta inesorabilmente passando, non ho ancora mangiato praticamente nulla, e so che in queste occasioni ogni minuto è vitale perché tutto sparisce in men che non si dica. Ringrazio la signora ma le dico che devo assolutamente andare a mangiare e ,appena volto lo sguardo verso le tavole imbandite , mi appare una scena devastante. I tavoli sono come il campo dopo la battaglia di Waterloo; non è rimasto nulla. Cartoni e cartoni di pizza polverizzati in pochi minuti,forse perché qualcuno ho travisato lo spirito del buffet, in cui si gira da un tavolo all'altro mangiucchiando, facendo un vero e proprio "abbuffet" con tanto di sedia appostata  strategicamente davanti alle pizze. Del resto è veramente molto tardi e non mi preoccupo più di tanto. Saliamo sul pullman e dopo un viaggio abbastanza lungo torniamo in albergo.

La domenica mattina è quella della Messa solenne nel Duomo di Urbino.

Introito               "Noi canteremo Gloria a Te" 

Kyrie                    A. Gabrieli. "Missa Brevis"  polifonico a 4 voci

Gloria                   A. Gabrieli  "Missa Brevis"  polifonico a 4 voci

Offertorio            E. Grieg  "Ave Maris Stella" polifonico a 4 voci

Sanctus                A. Gabrieli. "Missa Brevis"  polifonico a 4 voci

Agnus Dei             A. Gabrieli. "Missa Brevis"  polifonico a 4 voci

Comunione             Canto a popolo

                            G. P. da Palestrina "O Bone Jesu" polifonico a 6 voci

Canto finale          D. Bartolucci  "Jubilate Deo"  a 4 voci e organo

 

Distribuzione comunitaria dell'happy vòus  e il coro diretto dal Maestro Mario Arlotti, come dirà il sacerdote, fa la sua bella figura. Spendo alcune parole sul sacerdote,all'incirca ottantenne,che sembra il doppiatore ufficiale di Gandalf de "Il Signore degli anelli". Più lo ascolto,più con la sua omelia sugli eserciti della Bontà e le battaglie contro il male,mi sembra davvero di vederlo con una lunga barba bianca e la tunica che  si trasforma in mantello bianco come quando diventa "Gandalf il bianco ".Da un momento all'altro mi aspetto che dalla  porta entrino Aragor  e Legolas.

Ad Urbino fa un freddo polare e nevica per cui alla fine della celebrazione ci dirigiamo veloci come il vento nel ristorante che ha prenotato l'astuto Mericio,"l'Angolo Divino". Il nome è già tutto un programma. Il posto è splendido,tutto in pietra a vista e adornato benissimo,siamo distribuiti in due sale: al piano inferiore le famiglie e le persone tranquille,al piano superiore "i casinari" .

 

Ristorante

Alla fine del pranzo, delizioso, scatta il "Bevilo,Bevilo" intonato da tutti in cui si ripercorrono tutti i mesi da Gennaio a Dicembre e al proprio mese di nascita ognuno si alza in piedi  e deve bere un calice di vino. La cosa interessante è che tutti sanno la melodia ma sulle parole finali è il baratro. Caretti si ricorda un "Bevilo da in piè",lo prendiamo per buono ma poi mi informo da un mia amica veneta e scopro che in realtà è "Bevilo d'un fià".Il principio  comunque non cambia. Vengono coinvolti tutti quella della sala, si tentano anche le cameriere e viene usato "l'aiuto da casa" per cui si impone alla Titti , al Fabri e ad Andrea Risi di prendere un bicchiere di vino e berlo mentre tutti insieme cantiamo, a favore di cellulare, il ritornello. Ad Andrea Risi si riconosce valida anche la tisana.

Il momento alcolico si conclude  con la cantata, sotto i portici della chiesa in piazza ad Urbino, della "Marinaresca". Una vigilessa ci osserva scrupolosa e perplessa per cui siamo costretti  a farla seriamente ma il canto è già stato trasformato in "Marinabresca" (Paternità di Giorgia Pancaldi) per ovvi motivi.

Siamo agli sgoccioli ed è ora di lasciare Urbino e tornare a casa per riprenderci un po' da questa trasferta marchigiana .